Pare che la tendenza stia cambiando: la voglia di occuparsi della propria identità nazionale, in modo tale da strutturare una reputazione migliore, sta diventando la base di molte manovre politiche mondiali.
Se in un primo momento è sembrato che solo i paesi occidentali, ed altamente sviluppati, potessero interessarsi alla costruzione della competitive identity, come se fosse un plus tra i progetti strategico-nazionali, ora il country branding sta raggiungendo anche l’Est asiatico e l’Africa.
Il Rwanda ha aperto la strada di ricostruzione identitaria del continente, sebbene la fotografia del paese fosse difficile da modificare, perché legata per anni nella percezione di tutti ad immagini di morte, genocidi, fame e disperazione (nonostante sia una delle nazioni africane con meno corruzione e con più nazioni amiche dal punto di vista commerciale, n.d.r.). Leggi tutto »Tweet






