Monthly Archives: marzo 2007

Antropologia della Sessualità in rete: le chat

28/03/2007 By la redazione

di
Cristina Cenci

Per “misurare” le community bisogna reinventarsi antropologi alla scoperta di popoli sconosciuti. Non serve l’oggettività degli indici ma la soggettività dell’etnografo esploratore.

Pfizer Italia ha scelto l’approccio etnografico per indagare chat, forum, newsgroup che ruotano intorno alla sessualità, molto diversi dai classici luoghi virtuali del pornografico. In questo
numero analizziamo le chat, nei prossimi forum e blog.

Le ricerche di etnografia della rete sono ancora rare in Italia e consistono nell’osservazione silenziosa di dibattiti che si sviluppavano nel web o in interviste che utilizzano i canali chat e forum.

Mancano completamente esempi di osservazione partecipante in senso stretto, in particolare per un tema come la sessualità. Stufi di cati, capi e cawi che spesso nascondono più che non scoprano, abbiamo deciso di sperimentare un metodo diverso per studiare la sessualità degli italiani del 2006.

Protetti dagli pseudonimi, abbiamo esplorato la sessualità del chatter costruendo rapporti on line. Cinque antropologi di EIKON hanno, così, costruito relazioni intime e sessuali in chat: con 24 nickname diversi hanno conosciuto in rete 159 nickname.

I ricercatori avevano alcune linee guida e regole da seguire:

1) Dovevano il più possibile tendere a costruire relazioni a
forte contenuto sessuale.

2) Dovevano scrivere il diario di ogni relazione con le loro emozioni, ambivalenze, paure, desideri.

3) Potevano scegliere liberamente il nick e il profilo di personalità e corporeo che preferivano. Potevano decidere di raccontare “se stessi”, le proprie fantasie e pratiche o di reinventarsi; di cambiare personaggio o di utilizzare lo stesso nick.

4) Avevano il divieto di incontrare “dal vivo” i partner frequentati in rete e anche di telefonarsi, inviare foto o scambiarsi numeri e
indirizzi.

La scelta dell’osservazione partecipante ha
fatto subito emergere alcuni interrogativi chiave rispetto
alla relazione in chat: che identità si costruisce in rete?
Che emozioni e vissuti si creano e quanto sono diversi da
quelli off line? E ancora, l’interazione in rete è
veramente “senza corpo” o costruisce una corporeità nuova,
tutta da indagare e capire per chi si occupa di comunicare, in
particolare se si tratta di comunicare “prodotti vergogna”
(dal viagra, alla pillola, ai lassativi)?
Dall’osservazione
partecipante è emerso con chiarezza che la chat line non è un
banale nuovo strumento di comunicazione. È un nuovo luogo di
relazione, che non ha analoghi nel passato e non ha
equivalenti off line. È il luogo più originale del web, cioè
la costruzione di una relazione intima tra pseudonimi (i
nickname). Per queste sue caratteristiche, la chat costringe
chi si occupa di comunicazione a ripensare concetti e metodi
del suo lavoro.

Il metodo etnografico ha rimesso in
discussione la differenza tra sesso reale e sesso virtuale.
Per la prima volta, in anni di osservazione partecipante sui
temi più vari, dalla vita quotidiana nei ministeri
(http://www.cantieripa.it/allegati/quaderno2.pdf), alle
pratiche di infibulazione tra le immigrate somale, abbiamo
avuto delle defezioni. Un ricercatore esterno è sparito: con
l’alibi di un soggiorno studio in USA, che ovviamente non gli
avrebbe impedito di “chattare”, non ha più dato sue notizie.
Una ricercatrice si è esplicitamente rifiutata di partecipare
all’osservazione perché per lei la “rete è reale”.

Un’altra ricercatrice ha trasgredito e ha dato
appuntamento ad una donna conosciuta in rete, un’altra ancora
ha interrotto una relazione molto ricca di idee e “dati”,
perché sentiva che cominciava ad aspettare “con ansia gli
appuntamenti”, a fantasticare sul partner virtuale e, andando
avanti, le sembrava di “tradirlo” continuando a usarlo come
fonte. Un ricercatore non è riuscito a parlare di sesso, si
sentiva aggressivo e “stupratore”.

L’osservazione
partecipante di decine di chat ha mostrato che le dicotomie
vero/falso e reale/virtuale non sono adeguate per descrivere e
spiegare il mondo del chatter. L’identità virtuale ha una
verità in sé che interagisce in modi complessi con l’identità
off line.
La chat diventa, in conclusione, uno
straordinario laboratorio di identità che può offrire al
comunicatore l’accesso alle fantasie, alle paure, ai bisogni
che spesso “off line” è difficile cogliere e capire e che
invece trovano espressione nella second life.
I
risultati di questa ricerca sono stati oggetto di
approfondimento su diverse testate tra cui Vanity Fair e Il
Giornale e hanno prodotto un dibattito interessante tra i
lettori.

Scarica la Ricerca

Scarica la Mappa del corpo in chat

Cosmopolitan Girl

28/03/2007 By la redazione

di Silvia Manganelli

Di che cosa parla una rivista come Cosmopolitan? Quale rappresentazione della donna mette in scena? La ricerca di Angela Pietronigro* risponde a queste domande analizzando le parole di cui è fatta la “donna Cosmopolitan”. L’analisi prende a campione tutti gli articoli di quattro annate: 1975, 1985, 1995 e 2005. L’indagine sul lessico permette di misurare in modo efficace sia le immagini della donna proposte dalla rivista, sia il modo in cui sono cambiate nel tempo.

L’autrice individua negli articoli tre ambiti tematici: 1. la sfera della cura di sé, che significa moda, bellezza e cosmetica; 2. la sfera delle relazioni, che si traduce in “come trovare un uomo e tenerselo” e nell’esplorazione della sessualità; 3. la realizzazione personale, intesa come carriera e successo professionale. Vediamo meglio (le parole in corsivo fanno parte del lessico individuato da Pietronigro)…

1) rispetto alla cura di sé, niente di nuovo
sotto il cielo: la donne di tutte le età devono fare del loro
meglio e spendere parecchio tempo e denaro per apparire più
glamorous possibile. Il tema parte in sordina a metà
degli anni settanta ma dall’85 è il più presente.

2) la dimensione relazionale è più nuova e
dinamica: accanto alla ricerca del principe azzurro da
sposare, la donna appare come una libertina che
seduce (1985) e desidera (1995). Fino al ‘95 la
sessualità emerge come uno spazio di libera espressione di sé.
La donna è single, trasgressiva e disinibita. Si invertono con
ironia clichés consolidati. L’uomo è raffigurato spesso
come un oggetto e strumento di piacere.

3) la realizzazione professionale è un tema sempre minoritario ma la sua parabola fino al ’95 è interessante: negli anni settanta ci si interroga su come superare il gap formativo che impedisce alle donne di fare carriera. Educazione, diploma, scuola, master,
facoltà, università, laurea
sono le parole più ricorrenti. Nel ventennio successivo la cosmogirl è determinata a farsi strada nel mondo del lavoro. È ambiziosa, vuole essere manager di successo, pone il tema dell’empowerment e della rappresentanza politica.

Cosa succede nel 2005? Il panorama è deprimente.
La sfera della realizzazione professionale scompare,
letteralmente. Anche la dimensione delle relazioni
interpersonali diminuisce in modo significativo. E non solo. A
ben guardare si scopre che le sue parole hanno perso molti
connotati di trasgressione e sfida: troviamo boyfriend
e amicizia, coccole e sguardi.
Trionfa
sopra tutto la cura di sé, che è ricerca esasperata dello
stile, del look giusto, della forma fisica
(fitness). La palestra è il luogo per
eccellenza, lo shopping è l’attività più
interessante.
La donna del nuovo millennio rappresentata da
Cosmopolitan sembra essersi ridotta a puro oggetto
estetico. Pensa solo ad apparire, ad essere bella, perfetta,
elegante. Anche la relazione con gli uomini non sembra
rappresentare più un terreno di confronto e di ridefinizione
della propria identità.
Nel 2005 Cosmopolitan mette
in scena una donna sexy e alla moda ma poco interessata alla
realizzazione personale. Una figura chiusa in un narcisistico
isolamento, in una contemplazione di sé che non lascia spazio
ad altro, e probabilmente ad altri.
Se una Cosmopolitan
girl
avesse oggi tra le mani la prima rivista femminile
italiana, “La Donna” fondata a fine ottocento da
un’intelligente e baffuta signora di idee progressiste, non la
troverebbe affatto posh. Quella rivista, come altre del
periodo, era animata da intenti educativi, parlava di studio,
di diritti politici e di emancipazione. Tutti temi tosti e un
po’ pesantucci, bisogna ammetterlo.
La cosmogirl
sembra aver risolto e archiviato (o rimosso?) tutti quei
fastidiosi problemi che angustiavano e impegnavano le baffute
bisnonne. È dunque libera di concentrarsi su questioni davvero
importanti: la depilazione del labbro superiore e la
cellulite. Come a dire: oltre il rossetto,
niente?

Scarica La Donna Cosmopolitan (*.pdf, 1.437 Kb)

* Angela Pietronigro si è laureata a Scienze della Comunicazione a Roma con una tesi su Cosmopolitan.

A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder

28/03/2007 By la redazione

di Enrico Pozzi

Elogio delle funzioni creative del disordine, sulla scrivania come nella propria agenda, e forse nella propria vita. Qualche caso interessante, altri esempi che c’entrano poco, concettualizzazioni saltellanti e variamente convincenti, molto disordine, ma anche cose divertenti e la capacità di creare dubbi e sorpresa nel lettore, soprattutto se ordinato. Il disordine è fertile, aperto, flessibile, non lineare, vitale, spesso simpatico, incline al cambiamento, tollerante, dubbioso, produttore di pensiero metaforico, non fa perder tempo a ordinare, abitua a cercare, produce una stimolante incertezza in se stessi e negli altri, consente una lean organization ecc.

Tutte cose già dette da altri, magari in modo più pomposo e a colpi di frattali, teorie del caos e altri pesanti ordinati schemi di pensiero. Qui c’è più levità, e il lettore trova disordinato spazio per pensare. Come sarebbe una comunicazione incasinata? Se la comunicazione spontanea è disordinata, flessibile, fatta di associazioni più che di processi logici, perché la comunicazione di una azienda o di una organizzazione non riesce ad esserlo? Cosa impedisce ai comunicatori di comunicare come si comunica normalmente, e non facendo la parodia degli organizzatissimi processi aziendali?

Proviamo ad immaginare: nessun piano integrato di comunicazione, nessuna strategia forte definita con largo anticipo, nessuna programmazione dei mezzi, nessun calcolo inutile di presunti ‘contatti’’ o altre diavolerie pseudo serie cui non crede nessuno, salvo l’Ad (e solo a questo servono).

Al contrario, una comunicazione alla giornata. Proattiva a breve e reattiva sull’immediato, tanto domani è sempre un altro giorno. Non lineare perché quando mai la comunicazione sociale lo è? Non lineare perché chi si fida mai della comunicazione lineare, che è sempre Tele Kabul? Casuale, da passaparola anche se non usa il passaparola. A macchia di leopardo, perché alla fine la comunicazione è sempre una macchia di leopardo. Senza target predefiniti, ammesso che qualche povero di spirito creda ancora ai target. Mai top down e sempre user generated. Web 2.0 e non Web/portale aziendale.

Ci vuole coraggio a non avere ordine.

Eric Abrahamson, David H. Freedman, A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder–How Crammed Closets, Cluttered Offices, and On-the-Fly Planning Make the World a Better Place, Little Brown & Co, New York 2007, 336 pp., 16$ su Amazon.

Cos’hai messo nel Caffè?

28/03/2007 By Matteo Borsacchi

di Matteo Borsacchi e Pierfrancesco Graziani*

Un rumour prospera da tempo nelle nostre società, e il Web lo raccoglie e moltiplica. Riguarda l’aspartame. Lo abbiamo studiato come esempio di rumour perfetto nell’ambito di una progetto sperimentale di Banca Intesa sul buzz.

La natura dell’aspartame è indefinibile: farmaco, veleno, droga, semplice additivo? Si sa cosa contiene: formaldeide (un veleno per formiche), l’accecante metanolo (chi non ricorda lo scandalo del “vino al metanolo”) e una fonte di fenilalanina (pericolosa però solo per i fenilchenoturici). Come ogni persecutore vero, sta ovunque: cibi e bevande light, chewingum, dentifrici, integratori per sportivi, medicine per gestanti, diabetici, bambini ecc.

Ma cosa fa in effetti? Ufficialmente “dolcifica ma non ingrassa”. Non fa nemmeno dimagrire, stando a un esperimento condotto su 1900 topi dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”; in compenso aumenterebbe l’incidenza di linfomi e leucemie, sarebbe cioè cancerogeno. L’European Food Safety Authority non ritiene però tali risultati abbastanza validi da giustificare una riduzione della dose ritenuta sicura.
Ed è subito Aspartame Disease.

L’epidemia di voci che girano sull’aspartame impone una chiarificazione, e la ricerca della verità. Ma la verità ce l’hanno le forze oscure dell’Impero. Può dirci la verità la Food and Drug Administration, che ne vietò l’utilizzo salvo poi approvarlo ai tempi della presidenza Reagan? Oppure Donnie Rumsfeld, allora CEO della Searle (oggi parte di Monsanto, il cuore del Male), cioè l’azienda farmaceutica che ne brevettò la molecola? Oppure l’esercito di naturopati che promettono la guarigione da una novantina di sintomi, inclusi morte e Gulf War Syndrome, con il loro Aspartame Detox Program?

Capire l’esplosione di una voce significa porsi due domande centrali: a chi appartengono le voci? E cosa dicono di specifico l’una rispetto all’altra?
Il modello della diffusione lineare serve a poco. Solo il modello virale del Social Network può esprimere simultaneamente gli intrecci dell’immaginario sociale con i rapporti di potere e di interesse, e con i legami affettivi e fiduciari tra chi comunica nel sistema sociale. Assumono così significati differenti le esternazioni nei forum di diabetici, di obesi o culturisti rispetto ai comunicati dei PR della Coca Cola o degli enti pubblici per la sicurezza alimentare.

Lo studio del sistema di voci sull’aspartame permette di cogliere dal vivo la funzione dei rumors nel solleticare e cortocircuitare l’immaginario di una community. A quel punto non ci si meraviglia quando rimbalza freneticamente e diventa ‘vera’ in poche ore nella comunicazione sociale la ‘bufala’ di una sponsorizzazione dell’A.S. Roma da parte della Apple: poderosa convergenza immaginaria tra gli zeloti del think different e gli adoratori di Totti, a maggior gloria e minima spesa degli Apple Center.

Il tutto nella convinzione, che già fu dello storico Marc Bloch, secondo cui “la falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla le sue fattezze”.

Scarica il report (*.pdf, 448 Kb)

* Gli autori ringraziano Banca Intesa per aver autorizzato la riproduzione parziale di un rapporto sulle dinamiche e il tracking del passaparola.

WOMBAT 2007

28/03/2007 By la redazione

Agguerrito a partire dal titolo il nuovo meeting della serie “How To” organizzato dalla Word Of Mouth Marketing Association. L’obiettivo di Wombat 2007 è
fornire le basi del world-of-mouth marketing a tutti i professionisti che hanno intenzione di esplolare nuovi percorsi del marketing e raggiungere nuovi pubblici. Alla conferenza saranno presenti più di 50 speaker tra professionisti, analisti e ricercatori accademici che discuteranno i metodi e le tecniche fondamentali del passaparola: dal blog marketing, al coinvolgimento attivo dei clienti, al buzz, all’interazione con i social media, al Virale. I due keynote speaker sono David Weinberger, co-autore nel 1999 del profetico The Cluetrain Manifesto, e Chip Heath autore di Made To Stick: Why some Ideas Survive and Other Die. Interessante anche la lista dei brand presenti e dei case studies tra cui Coca Cola, General Mills, Jaguar,
Mini, Lego, Nintendo, Yahoo!. (fd)

17-18 Aprile 2007

New Orleans

http://www.womma.org/wombat3/

AD:TECH Amburgo

28/03/2007 By la redazione

Ad:tech, l’evento leader mondiale nel settore del marketing interattivo, lancia un’edizione tedesca partendo da Amburgo. Un numero sempre maggiore di consumatori passa la maggiorparte del tempo online. Qualunque sia il servizio/prodotto offerto è chiaro che qualsiasi impresa dovrà fare fronte alla rivoluzione digitale e strutturare la sua presenza online in modo consapevole e originale. Sulla base di queste premesse Ad:tech ha scelto di dedicare la conferenza sul marketing interattivo esclusivamente ai temi del marketing online: Internet Marketing, Email Marketing, Search Engine Optimisation, Syndication (RSS), Viral/Buzz Marketing, User-Generated-Content, Online Advertising, Web Analytics, Interactive Tv and Mobile Marketing. (fd)

22- 23 Maggio 2007

Amburgo

http://www.ad-techhamburg.com/_en/index.html

ZenaCamp 2007

28/03/2007 By la redazione

Nell’ambito del progetto Barcamp, serie di meeting internazionali sul web2.0, sbarca a Genova ZenaCamp 2007, organizzato da Dixet in collaborazione con Confindustria.
L’incontro, che a giudicare dalle adesioni si preannuncia come il Barcamp più grande realizzato finora in Italia, coprirà diversi argomenti con alcuni focus specifici su: blogosfera italiana, partcipazione online, libertà digitali, nuove forme di impresa, frontiere del marketing e del commercio online, nuove forme di collaborazione e lavoro in rete. (fd)

2 Aprile 2007

Genova

http://barcamp.org/ZenaCamp

WEB 2.0 EXPO

28/03/2007 By la redazione

D’accordo, i social media esistono dall’alba del web, in un certo senso dai tempi di Geocities: non c’è stata una vera e propria “invenzione” tecnologica dietro il web2.0. Quello che è cambiato totalmente però è l’uso del web ed è con questo cambiamento che sono emersi una serie di nuovi strumenti, servizi e prodotti che costituiscono l’insieme di quello che viene definito “Web 2.0”. Direttamente dal gruppo che ha coniato il termine arriva un nuovo evento che intende connettere le tecniche, il marketing e il business del Web 2.0 chiamando a raccolta investitori, manager, comunicatori, programmatori e designer, per una tre giorni a metà tra la conferenza e la fiera. L’Expo del Web 2.0 è il primo evento pensato per spiegare le tecniche e gli strumenti del Web2.0, raccontare l’esperienza delle best practices e presentare nuovi progetti ai professionisti della comunicazione che ogni giorno affrontano in prima linea scelte di desgin, sviluppo, marketing, e business. (fd)

15-18 Aprile 2007

San Francisco

http://www.web2expo.com/