A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder

di Enrico Pozzi

Elogio delle funzioni creative del disordine, sulla scrivania come nella propria agenda, e forse nella propria vita. Qualche caso interessante, altri esempi che c’entrano poco, concettualizzazioni saltellanti e variamente convincenti, molto disordine, ma anche cose divertenti e la capacità di creare dubbi e sorpresa nel lettore, soprattutto se ordinato. Il disordine è fertile, aperto, flessibile, non lineare, vitale, spesso simpatico, incline al cambiamento, tollerante, dubbioso, produttore di pensiero metaforico, non fa perder tempo a ordinare, abitua a cercare, produce una stimolante incertezza in se stessi e negli altri, consente una lean organization ecc.

Tutte cose già dette da altri, magari in modo più pomposo e a colpi di frattali, teorie del caos e altri pesanti ordinati schemi di pensiero. Qui c’è più levità, e il lettore trova disordinato spazio per pensare. Come sarebbe una comunicazione incasinata? Se la comunicazione spontanea è disordinata, flessibile, fatta di associazioni più che di processi logici, perché la comunicazione di una azienda o di una organizzazione non riesce ad esserlo? Cosa impedisce ai comunicatori di comunicare come si comunica normalmente, e non facendo la parodia degli organizzatissimi processi aziendali?

Proviamo ad immaginare: nessun piano integrato di comunicazione, nessuna strategia forte definita con largo anticipo, nessuna programmazione dei mezzi, nessun calcolo inutile di presunti ‘contatti’’ o altre diavolerie pseudo serie cui non crede nessuno, salvo l’Ad (e solo a questo servono).

Al contrario, una comunicazione alla giornata. Proattiva a breve e reattiva sull’immediato, tanto domani è sempre un altro giorno. Non lineare perché quando mai la comunicazione sociale lo è? Non lineare perché chi si fida mai della comunicazione lineare, che è sempre Tele Kabul? Casuale, da passaparola anche se non usa il passaparola. A macchia di leopardo, perché alla fine la comunicazione è sempre una macchia di leopardo. Senza target predefiniti, ammesso che qualche povero di spirito creda ancora ai target. Mai top down e sempre user generated. Web 2.0 e non Web/portale aziendale.

Ci vuole coraggio a non avere ordine.

Eric Abrahamson, David H. Freedman, A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder–How Crammed Closets, Cluttered Offices, and On-the-Fly Planning Make the World a Better Place, Little Brown & Co, New York 2007, 336 pp., 16$ su Amazon.

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