Antropologia della Sessualità in rete: le chat

di
Cristina Cenci

Per “misurare” le community bisogna reinventarsi antropologi alla scoperta di popoli sconosciuti. Non serve l’oggettività degli indici ma la soggettività dell’etnografo esploratore.

Pfizer Italia ha scelto l’approccio etnografico per indagare chat, forum, newsgroup che ruotano intorno alla sessualità, molto diversi dai classici luoghi virtuali del pornografico. In questo
numero analizziamo le chat, nei prossimi forum e blog.

Le ricerche di etnografia della rete sono ancora rare in Italia e consistono nell’osservazione silenziosa di dibattiti che si sviluppavano nel web o in interviste che utilizzano i canali chat e forum.

Mancano completamente esempi di osservazione partecipante in senso stretto, in particolare per un tema come la sessualità. Stufi di cati, capi e cawi che spesso nascondono più che non scoprano, abbiamo deciso di sperimentare un metodo diverso per studiare la sessualità degli italiani del 2006.

Protetti dagli pseudonimi, abbiamo esplorato la sessualità del chatter costruendo rapporti on line. Cinque antropologi di EIKON hanno, così, costruito relazioni intime e sessuali in chat: con 24 nickname diversi hanno conosciuto in rete 159 nickname.

I ricercatori avevano alcune linee guida e regole da seguire:

1) Dovevano il più possibile tendere a costruire relazioni a
forte contenuto sessuale.

2) Dovevano scrivere il diario di ogni relazione con le loro emozioni, ambivalenze, paure, desideri.

3) Potevano scegliere liberamente il nick e il profilo di personalità e corporeo che preferivano. Potevano decidere di raccontare “se stessi”, le proprie fantasie e pratiche o di reinventarsi; di cambiare personaggio o di utilizzare lo stesso nick.

4) Avevano il divieto di incontrare “dal vivo” i partner frequentati in rete e anche di telefonarsi, inviare foto o scambiarsi numeri e
indirizzi.

La scelta dell’osservazione partecipante ha
fatto subito emergere alcuni interrogativi chiave rispetto
alla relazione in chat: che identità si costruisce in rete?
Che emozioni e vissuti si creano e quanto sono diversi da
quelli off line? E ancora, l’interazione in rete è
veramente “senza corpo” o costruisce una corporeità nuova,
tutta da indagare e capire per chi si occupa di comunicare, in
particolare se si tratta di comunicare “prodotti vergogna”
(dal viagra, alla pillola, ai lassativi)?
Dall’osservazione
partecipante è emerso con chiarezza che la chat line non è un
banale nuovo strumento di comunicazione. È un nuovo luogo di
relazione, che non ha analoghi nel passato e non ha
equivalenti off line. È il luogo più originale del web, cioè
la costruzione di una relazione intima tra pseudonimi (i
nickname). Per queste sue caratteristiche, la chat costringe
chi si occupa di comunicazione a ripensare concetti e metodi
del suo lavoro.

Il metodo etnografico ha rimesso in
discussione la differenza tra sesso reale e sesso virtuale.
Per la prima volta, in anni di osservazione partecipante sui
temi più vari, dalla vita quotidiana nei ministeri
(http://www.cantieripa.it/allegati/quaderno2.pdf), alle
pratiche di infibulazione tra le immigrate somale, abbiamo
avuto delle defezioni. Un ricercatore esterno è sparito: con
l’alibi di un soggiorno studio in USA, che ovviamente non gli
avrebbe impedito di “chattare”, non ha più dato sue notizie.
Una ricercatrice si è esplicitamente rifiutata di partecipare
all’osservazione perché per lei la “rete è reale”.

Un’altra ricercatrice ha trasgredito e ha dato
appuntamento ad una donna conosciuta in rete, un’altra ancora
ha interrotto una relazione molto ricca di idee e “dati”,
perché sentiva che cominciava ad aspettare “con ansia gli
appuntamenti”, a fantasticare sul partner virtuale e, andando
avanti, le sembrava di “tradirlo” continuando a usarlo come
fonte. Un ricercatore non è riuscito a parlare di sesso, si
sentiva aggressivo e “stupratore”.

L’osservazione
partecipante di decine di chat ha mostrato che le dicotomie
vero/falso e reale/virtuale non sono adeguate per descrivere e
spiegare il mondo del chatter. L’identità virtuale ha una
verità in sé che interagisce in modi complessi con l’identità
off line.
La chat diventa, in conclusione, uno
straordinario laboratorio di identità che può offrire al
comunicatore l’accesso alle fantasie, alle paure, ai bisogni
che spesso “off line” è difficile cogliere e capire e che
invece trovano espressione nella second life.
I
risultati di questa ricerca sono stati oggetto di
approfondimento su diverse testate tra cui Vanity Fair e Il
Giornale e hanno prodotto un dibattito interessante tra i
lettori.

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