Cosmopolitan Girl

di Silvia Manganelli

Di che cosa parla una rivista come Cosmopolitan? Quale rappresentazione della donna mette in scena? La ricerca di Angela Pietronigro* risponde a queste domande analizzando le parole di cui è fatta la “donna Cosmopolitan”. L’analisi prende a campione tutti gli articoli di quattro annate: 1975, 1985, 1995 e 2005. L’indagine sul lessico permette di misurare in modo efficace sia le immagini della donna proposte dalla rivista, sia il modo in cui sono cambiate nel tempo.

L’autrice individua negli articoli tre ambiti tematici: 1. la sfera della cura di sé, che significa moda, bellezza e cosmetica; 2. la sfera delle relazioni, che si traduce in “come trovare un uomo e tenerselo” e nell’esplorazione della sessualità; 3. la realizzazione personale, intesa come carriera e successo professionale. Vediamo meglio (le parole in corsivo fanno parte del lessico individuato da Pietronigro)…

1) rispetto alla cura di sé, niente di nuovo
sotto il cielo: la donne di tutte le età devono fare del loro
meglio e spendere parecchio tempo e denaro per apparire più
glamorous possibile. Il tema parte in sordina a metà
degli anni settanta ma dall’85 è il più presente.

2) la dimensione relazionale è più nuova e
dinamica: accanto alla ricerca del principe azzurro da
sposare, la donna appare come una libertina che
seduce (1985) e desidera (1995). Fino al ‘95 la
sessualità emerge come uno spazio di libera espressione di sé.
La donna è single, trasgressiva e disinibita. Si invertono con
ironia clichés consolidati. L’uomo è raffigurato spesso
come un oggetto e strumento di piacere.

3) la realizzazione professionale è un tema sempre minoritario ma la sua parabola fino al ’95 è interessante: negli anni settanta ci si interroga su come superare il gap formativo che impedisce alle donne di fare carriera. Educazione, diploma, scuola, master,
facoltà, università, laurea
sono le parole più ricorrenti. Nel ventennio successivo la cosmogirl è determinata a farsi strada nel mondo del lavoro. È ambiziosa, vuole essere manager di successo, pone il tema dell’empowerment e della rappresentanza politica.

Cosa succede nel 2005? Il panorama è deprimente.
La sfera della realizzazione professionale scompare,
letteralmente. Anche la dimensione delle relazioni
interpersonali diminuisce in modo significativo. E non solo. A
ben guardare si scopre che le sue parole hanno perso molti
connotati di trasgressione e sfida: troviamo boyfriend
e amicizia, coccole e sguardi.
Trionfa
sopra tutto la cura di sé, che è ricerca esasperata dello
stile, del look giusto, della forma fisica
(fitness). La palestra è il luogo per
eccellenza, lo shopping è l’attività più
interessante.
La donna del nuovo millennio rappresentata da
Cosmopolitan sembra essersi ridotta a puro oggetto
estetico. Pensa solo ad apparire, ad essere bella, perfetta,
elegante. Anche la relazione con gli uomini non sembra
rappresentare più un terreno di confronto e di ridefinizione
della propria identità.
Nel 2005 Cosmopolitan mette
in scena una donna sexy e alla moda ma poco interessata alla
realizzazione personale. Una figura chiusa in un narcisistico
isolamento, in una contemplazione di sé che non lascia spazio
ad altro, e probabilmente ad altri.
Se una Cosmopolitan
girl
avesse oggi tra le mani la prima rivista femminile
italiana, “La Donna” fondata a fine ottocento da
un’intelligente e baffuta signora di idee progressiste, non la
troverebbe affatto posh. Quella rivista, come altre del
periodo, era animata da intenti educativi, parlava di studio,
di diritti politici e di emancipazione. Tutti temi tosti e un
po’ pesantucci, bisogna ammetterlo.
La cosmogirl
sembra aver risolto e archiviato (o rimosso?) tutti quei
fastidiosi problemi che angustiavano e impegnavano le baffute
bisnonne. È dunque libera di concentrarsi su questioni davvero
importanti: la depilazione del labbro superiore e la
cellulite. Come a dire: oltre il rossetto,
niente?

Scarica La Donna Cosmopolitan (*.pdf, 1.437 Kb)

* Angela Pietronigro si è laureata a Scienze della Comunicazione a Roma con una tesi su Cosmopolitan.

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