| Federico Boni, Etnografia dei media, Bari-Roma, Laterza, 2006, pp.157, €18 |
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di Enrico Pozzi
Un manuale che si concentra su uno dei metodi della analisi qualitativa della comunicazione: l’approccio etnografico.
L’etnografia tirata in ballo qui non è quella classica, ma una sua concezione allargata che ha trasportato i suoi metodi e i suoi dilemmi conoscitivi fuori dai suoi campi tradizionali, verso tutte le forme del comportamento sociale e verso le nostre società post-industriali. L’applicazione dello sguardo etnografico alla produzione del discorso mediatico, ai testi dei media, e a quell’oggetto ‘altro’ chiamato “pubblico” porta a cogliere dimensioni, contenuti e processi della comunicazione che rimangono quasi invisibili per gli altri strumenti di indagine.
Già solo l’uso di concetti come “cerimonia” e “rito” permette al comunicatore intuizioni centrali per il proprio lavoro. Strumenti vecchi ritrovano una tensione nuova. Procedure consumate acquistano freschezza e nuove possibilità creative. I nuovi media trovano griglie capaci di render conto proprio della loro novità, senza ridurla ad una variante delle solite vecchie cose.
Questo manuale riesce a non far morire tutto ciò, anche se l’ovvio e il pedestre da studenti-di scienze-della-comunicazione sono troppo presenti. Però dopo Altheide lamentarsi sembra proprio fuori luogo. Qui il comunicatore trova la possibilità di qualche idea, e l’occasione per restituire complessità al proprio lavoro, ammesso che complessità vada cercando.

