Gays and Lesbians Love Social Networks

28/07/2009 By la redazione

di Marta Isoni

Il titolo apre degnamente le porte ad uno “studio” effettuato nel maggio 2009 dalla Harris Interactive. L’obiettivo è misurare le percentuali dei frequentatori dei social network classificandoli in base agli atteggiamenti sessuali. Lunga serie di tabelle e grafici grazie ai quali veniamo a conoscenza del fatto che gli omosessuali sono poco interessati alle pubblicità presenti sui siti che visitano (solo il 6%), che il 55% degli omosessuali frequenta abitualmente blog (contro un misero 38% del mondo etero) e che uno su cinque utilizza Twitter.

Banale, no?, e pure inutile.

Ma c’è dell’altro. Qui i ‘target’ non vengono classificati in base a criteri socioeconomici, ma in base ad un criterio assoluto di definizione sessuale: tutte le differenze tra le persone vengono cancellate, ne rimane solo una: dividere il mondo tra omo e etero. Come se ‘omo’ fosse non una pseudocategoria, ma una categoria omogenea ed efficace, perché tendenzialmente gli ‘omo’ sono eguali e hanno gusti identici o affini.

Come se domani ci svegliassimo e volessimo fare un studio le cui uniche classificazioni siano “belli/brutti”, “alti/bassi”. Come se il diritto alla normalità e all’essere accettati come persone – diritto che prescinde dalle tendenze sessuali, fortunatamente – venisse considerato irrilevante da uno studio che vuole solo capire se comprare o meno spazi pubblicitari su alcuni vettori della comunicazione sociale per incrementare il gay market.

E’ così che si misura la comunicazione? Con questa rozzezza metodologica, dai risultati patetici? Con questa indifferenza etica?

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