La morte di Michael Jackson: autopsia di un corpo semantico

di Matteo Borsacchi

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Dopo anni di raccapriccianti rivelazioni sul corpo e la salute di Michael Jackson, quella morte per infarto annunciata in una tarda serata di giugno da un sito di gossip appariva incredibile per la sua banalità.

Il giorno successivo spuntano però i primi elementi del mistero: un tentativo di rianimazione in cerca di autore, un cardiologo fantasma irreperibile che lascia parlare i suoi avvocati. Si mette così in moto la macchina indagatrice ed espiatrice dell’autopsia (illuminanti in tal senso le riflessioni su Marylin Monroe di S. Paige Baty), che regala nuovi particolari agli amanti del gore: i segni delle iniezioni sulla coscia, la testa calva, le cicatrici della chirurgia plastica sul volto, i 50 chili. Soprattutto svela come a tradire il cantante non sia stato il cuore ma lo stomaco, vuoto di cibi e gonfio di pillole.

Per un periodo i farmaci rubano la scena alla salma, e tra antidolorifici e antidepressivi si fa qualche nome: il Demerol, “che prendeva anche Elvis”, il Vicodin, “che piace al Dr. House”, altri oppioidi sintetici. Ma alla fragile popstar si perdona tutto, anzi lo si raffigura come vittima dei medici, la sorella parla addirittura di assassinio.

Per due settimane quel corpo così ostinatamente coperto in ogni lembo di pelle da guanti, maschere, occhiali, cappelli, camere iperbariche e ville giocattolo si trova un’ultima volta tutti i riflettori piantati addosso. Quel corpo alterato, drogato e medicalizzato ospita nuovamente le fantasie, i timori e le colpe della società che lo ha cresciuto e idolatrato, scatenando un gioco di metafore, paradossi e contrappassi che dà sfogo alle contraddizioni del tardo-edonismo: l’idolo della blaxploitation che si schiariva la pelle (Obama è intervenuto parlando di “icona triste”), il leggiadro moonwalker sulla sedia a rotelle, il Peter Pan pedofilo.

In questa word cloud abbiamo voluto raccogliere le tante parole spese sul corpo del re del pop, soprattutto quelle più ripetute, provenienti da 250 articoli comparsi dal 26 al 7 luglio sui maggiori quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica, la Stampa, il Giornale e il Resto del Carlino).

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