Archivio per settembre 2009

Il Social Influence Marketing di Razorfish

Due studi pubblicati in estate da Razorfish indagano le abitudini online dei consumatori e le dinamiche di influenza nel web 2.0: una buona introduzione al SIM score.

Feed è un’indagine esplorativa sulla consumer experience di 1000 navigatori, scelti in base al prerequisito di frequentare community ed effettuare acquisti online. Tra i risultati della ricerca rileviamo l’accoglienza positiva riservata dal 76% dei consumatori all’advertising online (scarica il grafico in pdf).

Fluent adotta un metodo simile ma focalizzato sulle decisioni di acquisto e sulla loro formazione nelle conversazioni sul web 2.0. All’interno del report viene presentato l’indice SIM (scarica la formula in pdf), attraverso cui l’azienda si propone di misurare reach e likeability di un brand nel web e che, nelle intenzioni degli autori, vuole proporsi come il successore ideale del Net Promoter Score.

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Una metrica per il valore aziendale dei media

di Ildegarda Ferraro

All’interno di un’azienda il valore riconosciuto all’impatto dei media può essere molto diverso. Dopo aver attribuito ad analisti esterni il compito di misurare i mezzi di comunicazione secondo parametri oggettivi, resta da chiarire che cosa accade di questi dati. Per altro verso, è anche importante definire se l’obiettivo di incidere positivamente con la comunicazione sia di una specifica categoria di addetti ai lavori o riguardi una fascia più larga di persone.

L’esperienza che si sta portando avanti in ABI è di questo secondo tipo. 

Un esempio concreto può chiarire meglio. “La differenza sostanziale è che l’obiettivo dei colleghi delle Associazioni degli altri paesi europei è stato di fare del proprio meglio, il nostro di raggiungere un Indice Qualitativo di Visibilità (IQV) per il settore bancario dello 0,40″. È questo l’obiettivo 2007, che è poi stato effettivamente raggiunto.

Per non lasciare passaggi in sospeso, l’Indice Qualitativo di Visibilità sintetizza il giudizio positivo o negativo dei media tra -1 e +1. Le parole possono essere di un dirigente dell’ABI.

ferraro-iqv

Fig. 1 – IQV

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Il trentenne, il teenager e il media mix

di Matteo Borsacchi

Morgan Stanley ha pubblicato un nuovo report sulle abitudini mediatiche dei teenager, ma stavolta niente panel nè sondaggi. Gli analisti europei della holding hanno scelto una metodologia iper qualitativa e ‘etnografica’: hanno cercato il classico “informatore”, hanno reclutato un quindicenne qualunque da un liceo inglese e gli hanno chiesto di descrivere che uso fanno dei diversi media lui e i suoi coetanei. Il riuscito mix di arguzia e spontaneità ha provocato reazioni entusiaste e congratulazioni dai CEO di tutto il mondo, superando di 5 o 6 volte, stando alle dichiarazioni di un portavoce di Morgan Stanley, i feedback provocati dai loro studi tradizionali.

La vicenda non si ferma qui: un blogger di Metrica, società impegnata sul fronte dei social media e della misurazione delle PR, ha pensato di confrontare le proprie abitudini con quelle emerse dallo studio, per capire cosa separa la dieta mediatica di un trentenne come lui da quella delle generazioni emergenti. Per finire ha sistematizzato le sue riflessioni in un’efficace tabella, che riportiamo qui tradotta in italiano come stimolo per riflessioni e per indagini simili.

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Summer surge for videos

e_marketer_logo di Marta Isoni

Avevamo sperato che il caldo allontanasse le fervide menti operanti nelle redazioni dall’idea di perseverare nelle loro ardite quanto inutili ricerche di dati ‘sorprendenti’.

Ci sbagliavamo. Proprio alla fine di agosto è uscito un articolo fondato sulle rilevazioni di Nielsen e comScore.

L’autore vuole dimostrarci che in estate aumentano gli utenti e che si passano più ore a guardare i principali streaming-site e network (Youtube, Huku, Yahoo!, MSN etc).

In realtà i dati non sembrano raccontare proprio questa storia. Stando al titolo ci sarebbe un’impennata di visite nei mesi estivi. Ma le percentuali analizzate nascono dal confronto tra i dati relativi al 2008 e i dati dell’anno in corso e non indicano affatto un boom estivo improvviso e repentino!!

Si vuole sottolineare che nel mese di giugno 2009 c’è stato una “massive viewership” per eventi insoliti (tra tutti le celebrazioni del funerale di Micheal Jackson)?

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Media e immagini del mondo arabo

Due libri recentissimi che analizzano la comunicazione nel mondo arabo.

media-arabiMedia arabi e cultura nel Mediterraneo descrive la galassia dei mass media in lingua araba. Dopo l’11 settembre si cita spesso Al Jazeera, ma ancora si trascura che l’arabo è la lingua ufficiale di 24 paesi ed è parlata da più di 300 milioni di persone. Merita perciò grande attenzione questo viaggio nella cultura visuale panarabica e nei suoi 500 e più canali televisivi, tra star dai compensi milionari, fiction dedicate alle vignette danesi su Maometto e musalsalat, le soap opera ultrarealiste in cui i personaggi discutono di attacchi kamikaze, infedeli, emigrazione e Amahdinejad.

Ornella Milella – Domenico Nunnari, Media arabi e cultura nel Mediterraneo, Gangemi, Roma 2009, 239 pp.


muslims-and-media-imagesIn Muslims and Media Images un gruppo di sociologi, giornalisti e intellettuali indiani indaga invece le ragioni profonde della bad press che affligge l’Islam e le sue rappresentazioni nei media occidentali. Il caso indiano illustra con efficacia l’intrecciarsi di dinamiche globali e locali, dalle radici premoderne della diffidenza europea verso i musulmani alla radicata diffidenza di questi ultimi verso i mass media, che comporta l’incapacità di padroneggiarne le tecniche e sfruttarne le potenzialità emancipatorie. Un libro interessante, ma che dimentica troppo volentieri le variabili politiche.

Ather Farouqui, Muslims and Media Images. News VS Views, Oxford University Press, 2009, 368 pp.

Disuguaglianze digitali

Bentivegna - Disuguaglianze digitaliSe prima erano capitale morale e capitale economico ad essere discriminanti, ora non è più così. O almeno non solo.
L’illusione di costruire una società «uguale per tutti» si infrange sul concetto di capitale mediatico. L’orizzonte di nuove possibilità introdotte dai new media ricrea semplicemente le dinamiche di esclusione del passato. L’individuo che sperava di trovare nella community  una alternativa alla comunità che  «non lo aveva inglobato»  potrà essere accettato ‘solo se’. Solo se avrà le reali capacità di accedere al modello della rete, solo se accetterà il carattere performativo di regole imposte, solo se saprà giocare il suo ruolo.
Ma se non sarà in grado di fare ciò sarà destinato alla solitudine mediale, oltre che alla solitudine relazionale.

Sara Bentivegna, Disuguaglianze digitali, Laterza, Roma 2009, 227 pp.

Cosa resterà dei giornali? Verso la fine ma con ottimismo

cosa-resteraNel 1994  ‘The Gutenberg Elegies’ aveva previsto la morte della stampa.
Cadere nel pessimismo e nelle false convinzioni pare facile, ma la realtà è più complessa. Il mondo della carta stampata, se pur traballante nelle sue forme tradizionali, trova uno slancio nuovo nelle forme di interazione con i new media. Calano le copie di giornali vendute, ma si leggono sempre più web-journal.
Quali sono le reali prospettive future del giornalismo?
Simone D’Angelo analizza l’evoluzione e le potenzialità del mondo giornalistico che porteranno, secondo lui, “…verso la fine, ma con ottimismo”.

Simone D’Angelo, Cosa resterà dei giornali? Verso la fine ma con ottimismo, Natrusso Communication, Savona 2008, 80 pp.

Identità catodiche

Identità catodiche, Piero VereniRappresentazione sociale. Comunità. Culture di gusto. Tutti concetti che sembrano mischiarsi all’interno del palinsesto televisivo italiano.
Quanto la tv riesce a costruirci?
Prima le nostre identità si formavano sulla base dell’esperienze vissute, ora siamo investiti da merci simboliche di massa che ci plasmano. Siamo anche noi prodotti della catena di montaggio?
Esiste una differenza tra vita vissuta e rappresentazione televisiva?

Piero Vereni, antropologo e ricercatore all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, descrive stereotipi e dieta mediale della tv che cambia con un preciso intento: eliminare la contrapposizione realtà vissuta vs realtà catodica che è diventato l’oggetto principale di critica al sistema mass mediale.

Piero Vereni, Identità catodiche, Meltemi, Roma 2008, 167 pp.