L’influenza A: un contagio semantico

di Cristina Cenci

Il contagio semantico dell’influenza A domina i media e le conversazioni nel web 2.0.

Abbiamo selezionato una settimana, 1-8 novembre, e raccolto tutti gli articoli dedicati al tema dal Corriere della Sera e i post pubblicati nei blog più significativi in quella stessa settimana.

Abbiamo dato in pasto il tutto ad un software di analisi linguistica senza alcuna elaborazione da parte nostra. Non si tratta certo di un campione temporale e mediatico rappresentativo. La procedura informatizzata di trattamento dei dati testuali è rozza e immediata. Eppure le due word cloud che abbiamo ottenuto ci consentono qualche breve ipotesi (solo ipotesi) sulle bizzarrie dell’immaginario sociale, mediatico e non…..

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Fig. 1 – La word cloud del Corriere della Sera

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Fig. 2 – La word cloud dei blog

  1. Il discorso del Corriere della Sera e le conversazioni nei blog si articolano intorno a due poli molto diversi: rispettivamente il |virus| e il |vaccino|.
  2. Il Corriere della Sera alterna in modo equilibrato allarme sociale e rassicurazione istituzionale. L’influenza è un virus, una pandemia, colpisce i più deboli, i bambini, è qui da noi in Italia, provoca morti. Nello stesso tempo, dà voce a Fazio, ai medici, al vaccino come possibile risposta. La crisi di identità e il senso di smarrimento e spaesamento generati dalla crisi economica ma soprattutto dall’anomia politica degli ultimi tempi viene temporaneamente risolta dalla fissazione collettiva intorno alla pandemia. L’allarme sociale diventa un mezzo straordinario per ridurre la complessità cognitiva ed emotiva della politica al tempo di escort e trans.
  3. Ma è veramente una soluzione concentrarsi sull’influenza? Nessun gruppo sociale può tollerare più di tanto un untore invisibile che colpisce casualmente e indiscriminatamente. Ci pensano i blog, e cioè l’immaginario sociale “libero” di lasciarsi andare a paure, fantasie, rumors, libero di lavorare per il gruppo. Con uno slittamento semantico affascinante, i blog spostano l’untore dai portatori del virus al vaccino che dovrebbe servire ad eliminarlo. Non è il virus che rischia di uccidere o che ammala, ma, al contrario, il vaccino, studiato da BIG Pharma e dai poteri occulti che la sostengono per arricchirsi, per indebolire, insomma per un progetto razionale allo scopo. Con un dispositivo narrativo tipico della stregoneria (si veda il vecchio ma ancora affascinante libro di Evans-Pritchard sugli Azande), al caso si sostituisce la causa; all’imponderabile, la strategia; all’incertezza, la strumentalizzazione. L’untore non è più invisibile, è perseguibile, può essere aggredito, può essere evitato……

Talvolta anche due semplici e rapide word cloud possono dare accesso all’infinita creatività sociologica di cui i gruppi sono capaci per sopravvivere.

Fonti

Alcuni dei post più significativi sui blog:

Cristina Cenci, antropologa, Eikon Strategic Consulting

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