Trattare l’aria fritta da PR professionisti

Esiste una risposta scientifica al problema delle “voci di corridoio”, della loro proliferazione e delle strategie per contenerle?
Senza dubbio esiste un’expertise professionale consolidata, ed è ciò che si proponeva di indagare questo seminale studio, pubblicato nel 1999 dall’Institute for Public Relations e molto citato negli anni a venire.

Sul tema dei rumour gli autori intervistarono 74 esperti di primo livello, scelti tra i portavoce delle più grandi organizzazioni multinazionali.
Il disprezzo per l’oggetto dell’indagine emerge nel titolo: il riferimento è all’aria calda che solleva i palloni volanti e che denota, con una sfumatura diversa dall’italiana “aria fritta”, i discorsi vuoti, verbosi, esagerati o inconcludenti.
Le caratteristiche del rumour su cui i top pr concordano sono la sua frequenza e una cronica negatività, tanto nei contenuti che negli effetti: aspettatevi di imbattervi continuamente in voci dannose per la vostra organizzazione, sia per la sua immagine esterna che per il morale e la produttività interna.
La frequenza tende ad aumentare nei periodi di cambiamento e di incertezza, ma gli argomenti sembrano ripetersi: soddisfazione e sicurezza sul posto di lavoro, cambi di personale e di ruoli.
I pr rispondono con una varietà di strategie più o meno aggressive, ma il modo più efficace e unanimemente consigliato per inibire la proliferazione delle voci è quello di arginare quanto possibile l’incertezza sui cambiamenti a venire, attraverso un rilascio regolare di comunicazioni efficaci, chiare, brevi e coerenti.

N. DiFonzo, P. Bordia, How Top PR Professionals Handle Hot Air: Types of Corporate Rumors, Their Effects and Strategies To Manage Them, InstituteForPR, 1999 – scarica l’articolo in pdf

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