Se vogliamo misurare realisticamente la diffusione dell’odio xenofobo sui media è meglio abbandonare il terreno soft (anche se non ancora idilliaco) della stampa e dei blog per avventurarci sui forum e tra i commenti di Youtube: qui il mordi e fuggi anonimo garantisce una libertà di espressione ben più rappresentativa degli stereotipi condivisi, ma anche più inquietante.
Prendendo come esempio l’atteggiamento verso l’omosessualità, non è raro imbattersi nella reiterazione di formule come “castrazione chimica per i gay”, “al rogo”, o l’onnipresente “fate schifo”.
Senza scomodare il web 2.0, l’autore de La casta prende spunto e titolo da una scritta che può leggersi sui muri di tante città italiane («Andate tutti a ‘fanculo: negri, froci, giudei & co.!») per ricostruire un’attualità che non rispecchia le speranze di Obama & co., ma si nutre piuttosto di bullismi e pulizie etniche, ideologie ispirate al mito dell’ombelico del mondo e un “etnocentrismo esasperato e ridicolo”.
All’origine della rappresentazione fobica dell’altro l’autore rintraccia l’idea dell’essere “al centro del mondo”, eletti, puri, che permea a suo avviso ogni costruzione dell’identità collettiva con pretese di forza assoluta e durata eterna.
Ci ripromettiamo di indagare queste conclusioni in uno studio ad hoc sugli ipertesti citati.
Gian Antonio Stella, Negri, froci, giudei & co. L’eterna guerra contro l’altro, Rizzoli, 2009, 331 pp.Tweet
