Monthly Archives: marzo 2010

Meet the media Guru Focus: il 26 aprile a Milano, Lev Manovich spiega la “software culture”

31/03/2010 By Marta Isoni

Venerdì 16 aprile presso la Mediateca Santa Teresa, in via della Moscova 28 a Milano, si terrà il focus ‘Software culture. Nuovi paradigmi antropologici. Nuova sintassi del contemporaneo. Ne parla Lev Manovich’.

Il software come filtro del mondo. Ma cosa sia effettivamente la software culture e quale sia la sua origine è poco chiaro. Quella poca chiarezza che viene dall’abitudine, dal non porsi domande su qualcosa che ci circonda e ci permea senza che noi ce ne accorgiamo. Ma, in questo focus, grazie all’esperienza del ‘guru dei nuovi media’ Lev Manovich si inizierà un percorso atto a sottolineare la necessità di capire la nuova sintassi in cui siamo inseriti: il software come seme da cui si sviluppa la società dell’informazione. Software society e software culture come identità connesse.

Quanto contano le parole

28/03/2010 By la redazione

di Ildegarda Ferraro

Quanto contano le parole. Quelle appena nate tracciano nuovi spazi e concetti. Il passaparola resta tra i modi più efficaci per convincere, come ribadiscono due analisi ABI.

Da ‘crifi’, per indicare la crisi finanziaria, a ‘poverghesia’ per la ricca borghesia che si mostra frugale, a ‘recessionista’, che indica chi compra ai saldi, è tutto un fiorire di neologismi. Molte espressioni le importiamo. Il Global Language Monitor per l’inglese globale certifica tutta una serie di novità. E la parola conta, come prima più di prima. Anche tra i clienti delle banche, tra cui ha il suo peso il passaparola.

La voce che ti accoglie sul sito del Global Language Monitor è più che convincente. Sottolinea in maniera stringata che le parole sono un campo quanto mai duttile, aggiungendo che in inglese le regole hanno la stessa rigidezza di un marshmallow. La conseguenza è che ognuno è libero di inventare parole, basti pensare a quanto lo fanno i politici. In più l’inglese globale può essere tirato come un elastico da Mombay a Mombasa a Memphis. A queste considerazioni del Global Monitor va aggiunto che anche la crisi finanziaria ha influito in un contesto pronto a definire il nuovo. D’altra parte, le nuove tendenze hanno un fascino evidente in un mondo dove l’inglese globale ha il suo peso.

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E se i banchieri di Wall Street fossero una tribù?

25/03/2010 By Enrico Pozzi

liquidated

Karen Zouwen Ho, Liquidated: an Ethnography of Wall Street, Duke University Press, 2009, 392 pp, 12£ su Amazon.co.uk

Nulla sembra più lontano dei banchieri di Wall Street dai campi usuali di indagine praticati dagli antropologi. Da un lato i rappresentanti del vertice globalizzante di processi e contenuti caratterizzati dalla immaterialità, dalla astrazione, dalla razionalità applicata, dalla quantità e dal potere vero. Dall’altro una disciplina che è sempre locale, prevalentemente qualitativa, radicata negli aspetti ‘materiali’ e nella vita quotidiana, concentrata su gruppi quasi sempre marginali e fuori dal flusso della modernità.

Naturalmente le cose sono andate cambiando, per i banchieri di Wall Street come per gli antropologi. I primi hanno subito qualche non banale scossa temporanea al loro status, prestigio e potere. I secondi da più tempo si sono accorti della modernità, delle élite di potere e delle organizzazioni complesse.

Karen Ho insegna antropologia all’Università del Minnesota (USA), ma nella sua vita precedente aveva lavorato per un gigante finanziario di Wall Street e fatto ricerca su varie banche. Questa volta ha pensato di applicare i concetti, gli strumenti e l’approccio dell’antropologia proprio agli ex ‘suoi’ banchieri.

Lo ha fatto da antropologa: ascoltando, guardando con occhi da straniera, raccogliendo con pazienza frammenti e materiali di ogni genere, e mettendoli poi insieme in un ritratto complessivo della loro cultura.

Il risultato è questo bel libro, ispirato dai modelli di Bourdieu, e malgrado ciò vivo e potente. A volte difficile, ma fa capire molte cose del delirio di gruppo che ha prodotto parte della crisi che stiamo vivendo. (enrico pozzi)

Karen Ho, Università del Minnesota, parla del suo libro

Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing

10/03/2010 By la redazione

buzz

Cosa rende il passaparola “l’idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi”, almeno secondo Philip Kotler?

Se ne discuterà domani all’Hotel Bernini Bristol di Roma  nel corso del seminario Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing, organizzato da Business International.

Gianluca Arnesano, autore di Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa e Stefano Vitta, General Manager di ZZUB.it, parleranno di WOMMI, l’associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola.

Tra le presentazioni di case histories di successo segnaliamo l’intervento di Erika Ferszt, Responsabile Media per Luxottica.