Web 2.0 suicide machine: cancellare l'identità virtuale con un click

di Marta Isoni

Una vita sempre più connessa, relazioni sociali caratterizzate da messaggi in bacheca,  post, link che speri si riferiscano a te,  l’ansia da attesa che ti spinge a cliccare refresh ogni 15 secondi, assuefazione da social networking dilagante… e se qualcuno volesse tornare alla vita di un tempo? Se qualcuno volesse decidere di abbandonare il web 2.0 e cancellare la propria identità virtuale

Alla fine del 2009 è arrivata la web suicide machine: permette di mettere fine alla propria vita 2.0. Cancellazione dei propri amici. Uno ad uno. Un’operazione che generalmente richiedeva ore ed ore diventava così fattibile in meno di un’ora. Facebook, Myspace, Twitter, LinkedIn. Nessuno escluso.

Suicidio egoistico, altruistico, anomico, coesione sociale, e coefficiente di preservazione sono concetti basilari dello studio più autorevole sul suicidio. Gli ideatori di suicidemachine.org, forse senza sapere, riprendono e rimanipolano il senso stesso dell’atto estremo per eccellenza. Lungi dal citare Durkheim, che si fece portatore di una visione ‘sociale’ di suicidio, non più inteso come atto soggettivo, psicologico e personale, ma piuttosto derivante da fenomeni sociali che influenzano la corrente suicidogena, i creatori del sito cambiano prospettiva.

Il suicidio (sempre di web 2.0 stiamo parlando, ricordiamolo) viene ripreso in tutta la sua matrice volontaria. Uccidere la propria identità 2.0  è un atto voluto, definitivo (“Se inizio ad uccidere il mio io 2.0, posso bloccare il processo? No!“; “Se inizio ad uccidere il mio io 2.0, VOI potete bloccare il processo? No!“) e non modificabile. Uccidere il ‘me 2.0′ per ritrovare l’Io reale, l’Io delle relazioni faccia a faccia, l’Io del corpo, della voce, della gestualità.

Ci si è già stancati di questa visione totalizzante del web? I social network, entrati con prepotenza nella nostra vita, ci sembrano già asfissianti? Come dopo una grande abbuffata è già arrivato il momento del rigurgito dei social network? In realtà le cifre ridimensionano di molto il fenomeno, riducendolo a una trovata provocatoria, ma Facebook ha iniziato la sua battaglia.

Da una parte la suicide machine, portatrice di libertà, con il suo motto “We believe everyone should be able to commit suicide in social networks”, dall’altra ormai un must “Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita.” Mark Zuckerberg sottolinea l’inutilità dell’applicazione considerato il fatto che Facebook offra la possibilità di abbandonare il sito. In realtà, la cancellazione del proprio account è solo un ‘congelamento’ dell’identità, che rimane riattivabile in qualsiasi momento (riscrivendosi, i database riabilitano immediatamente la cronologia, le amicizie, le pagine di cui si è fan dal giorno #1 al giorno in cui ci si è disiscritti), a differenza del ‘reset totale’ che la macchina del suicidio pare garantire.

L’esito della battaglia è ancora molto incerto. Navigando sul web potrete facilmente trovare la notizia della ‘disfatta’ del nemico del colosso americano. Sul sito ufficiale di suicide machine si dice, invece, il contrario: ‘Click here to sign out forever‘ con il logo di Facebook in bella vista.

Che gli sviluppatori dell’applicazione suicidogena abbiano trovato un proxy per riabilitare la funzione? Che sia un’ulteriore provocazione? C’è solo un modo per scoprirlo: provare ad avviare il proprio suicidio 2.0. Se ne avete il coraggio.

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