Le teen girls, il social networking e la costruzione della self image

Bisogna ammettere che nel momento in cui leggo i risultati di una ricerca sulle donne parto sempre prevenuta.

Il timore di uno studio che si sviluppi unicamente prendendo in considerazione le differenze di genere nasce dal fatto che ciò sembri una generalizzazione facile e superficiale, come spesso abbiamo sottolineato in vari smisurare la comunicazione.

La tendenza pare quella di ammucchiare un numero variabile di “esseri di sesso femminile” e classificarle, o pensare che siano paragonabili tra di loro, per pure questioni biologiche. È anche vero che le ragioni statistiche impongono necessità di categorizzazione che non possono tener conto di un femminismo straripante ed eccessivo (laddove sia scontato che sia inutile fare ricerche ad personam).

Ciò che differenzia lo studio del Girl Scouts Research Institute, sulla connessione social networking – self image, dalle altre ricerche smisurate è l’obiettivo e il risultato che si vogliono raggiungere.

Per festeggiare il decimo anniversario dell’Istituto è stata pubblicata un’analisi del rapporto tra le ragazze e i social media basata su 1026 casi tra i 14 e i 17 anni. Il primo elemento, ormai evidente in quasi tutti i dati raccolti, è che Facebook stravince la battaglia con i suoi “competitori” più vicini (Myspace e Twitter, di certo non disdegnati) con un 91% delle intervistate che afferma di usarlo regolarmente.

Fortunatamente la maggior parte delle teen girls preferisce le relazioni faccia a faccia alle relazioni mediate da uno schermo, ma, nonostante ciò, è consapevole di quanto cambi l’immagine di loro stesse che si costruisce online e che poi, spesso, non coincide nella realtà offline.

“Most girls my age use social networking sites to make themselves look cooler than they really are.” Questa è la frase che sembra essere un po’ il motto della fascia 14-17. Le ragazze, soprattutto quelle con una minore autostima, cercano quindi di costruire una percezione falsata, ridisegnata e più affascinante. A partire dalla foto del profilo, che viene accuratamente scelta, e che diviene in qualche modo un nuovo “me”, su cui gli “altri” potranno farsi un’idea della persona (spesso molto lontana e solo immaginata), fino ad arrivare alla selezione dei link e dei post da pubblicare, tutto è studiato in base all’identità che si vuole costruire.

Poco rassicuranti anche i dati sulla sicurezza. Le giovani donne ammettono di non essere sicure quanto vorrebbero e solo il 59% ha il completo controllo su ciò che viene postato online. Molte hanno paura che il contenuto del loro profilo possa essere limitante per trovare un lavoro (40%), che crei problemi con un familiare o un insegnante (40%) o che influenzi la scelta universitaria (42%), insomma che l’immagine online possa effettivamente creare degli squilibri negativi nella loro vita quotidiana.

Come non mancano, ovviamente, gli esempi e i casi definiti “negative experience” che vanno dalla perdita di un’amicizia, all’essere soggette a tendenze ossessive di presunti spasimanti fino alla gelosia da social network, che crea molte più possibilità di litigi e fraintendimenti all’interno delle relazioni, così non possiamo non citare anche i dati positivi: il 52% sostiene un aiuto evidente nel mantenimento di relazioni sociali e un altro 52% sottolinea che grazie a FB si sia impegnata in una causa che le interessasse.

Una ricerca che sottolinea i rischi, i pro e i contro di un rapporto “ginemediale” assolutamente sfaccettato che si impone come fondamentale (nella costruzione delle proprie identità, nella scoperta di nuove passioni e nello sviluppo di importanti relazioni) e che non sembra più prescindibile dallo sviluppo della vita reale.

Proprio ciò rende tale studio degno di nota: ci offre degli spunti di riflessione più che cercare di venderci dei dati sterili. Evidenzia la volontà di analisi sulle sfumature dell’idea che le donne hanno (abbiamo) di loro stesse e sulla corsa “dell’apparire” e del “dover piacere” più agli altri, senza ridurre 1026 donne a cibo da dare in pasto al mondo del marketing e delle majors internazionali.

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