Morte e resurrezione dei giornali

Dopo aver parlato di Giornalismo e Nuovi Media di Sergio Maistrello, torniamo ad occuparci di giornalismo, con un libro che, dal titolo, sembra andare molto avanti rispetto alle analisi portate avanti fino ad ora.

Morte e Resurrezione dei giornali: laddove gli analisti parlano prima di morte della carta stampata, per poi ripensarci, poi di cannibalismo (new) mediatico, per poi parlare di fusione mediatica tra vecchio e nuovo, arriva un libro che sottolinea la resurrezione di un fantomatico Lazzaro “gutenberghiano” (lasciandoci passare il blasfemo accostamento).

Enrico Pedemonte, studioso della situazione del giornalismo americano ed europeo, ci racconta come nuovi media e gratuità della rete siano “altro” rispetto al giornale, baluardo della Democrazia (con la d maiuscola). Si evidenziano le ragioni della crisi del giornalismo cartaceo e si elencano le differenze che salvano (e a volte affossano)  dalla progressiva diminuzione di importanza del giornalismo “old school”.

Capire, quindi, come rinnovarsi, per creare, un ipergiornale, nel quale la partecipazione dei lettori diventi un ingrediente fondamentale, che si faccia narratore di un nuovo mondo, di una nuova società e di un nuovo modo di intendere le notizie.

Della carta stampata, non ancora defunta, vengono, in queste pagine, descritte l’agonia, la morte e si disegnano i contorni di un’evoluzione che porterà alla sua resurrezione.

Enrico Pedemonte, Morte e Resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà. Garzanti Libri, 2010, 237 pp.

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