44° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese: comunicazione e media

A dicembre, insieme al panettone, sul tavolo dei sociologi italiani arriva tradizionalmente il Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Sulla fotografia complessiva dell’Italia ricostruita in questa 44ma edizione si è pronunciata su La Stampa perfino Mina, con toni da smisurare la comunicazione; questi invece i risultati che riguardano il mondo della comunicazione, raccolti nel capitolo Comunicazione e media, con qualche commento:

  • Il futuro della rete, tra sicurezza delle transazioni e gratuità dei contenuti. Il Censis identifica due nodi irrisolti per lo sviluppo di Internet: la scarsa fiducia nell’e-commerce legata al rischio di spam, phishing, virus, violazione della privacy e scarsa tutela dei minori, che porta il 55% degli utenti ad evitare le transazioni online. D’altra parte il 64% del campione ritiene che pagare per l’accesso ai contenuti comprometterebbe la libertà di navigazione. Dati interessanti, ma chi ci dà la certezza che il futuro della rete coincida con la sua monetizzazione? Perché definire nodi o ostacoli alcune delle caratteristiche che potrebbero essere connaturate al mezzo? Non possiamo immaginare un modello di sviluppo basato sulle relazioni sociali piuttosto che sulle transazioni, con contenuti spontanei e ispirati dalla condivisione piuttosto che dal profitto?
  • Fuga dalle notizie: la cattiva informazione smorza l’audience. Il dato è un calo significativo dei telespettatori del TG1 (-3,3% di share) e del TG5 (-5%), l’ipotesi interpretativa è che lo sbilanciamento nello spazio concesso al PDL rispetto al PD (35,8% contro il 17,3% nel TG1, 30,7% contro il 23%  nel TG5) abbia indotto il pubblico italiano a “punire” i favoritismi dei tg e passare ad altri mezzi. Sembra di avvertire una forte distorsione ideologica, soprattutto perché esistono connessioni molto più ovvie con altri fenomeni puramente “mediologici” come l’esplosione del consumo di web news. Perché  si dà la colpa a queste ultime per il calo delle vendite di quotidiani e non per il calo dei telespettatori dei TG, che competono con le notizie online per l’aspetto di istantaneità?
  • Leggere nel futuro: il digitale sorpasserà il cartaceo? Tema attuale (il 2010 è l’anno dei tablet) ma il dato più importante, quello sul consumo di e-book, si presta a due letture: è vero che è triplicato (dallo 0,03 allo 0,1% della quota di mercato) ma è anche chiaro che parliamo di percentuali risibili.
  • L’informazione medica corre sul web. Non si direbbe, stando ai dati: stupisce soprattutto che la televisione rimanga la fonte primaria di informazione medica per il 42% degli intervistati. Seguono i giornali con il 25% e Internet con solo il 12%. Più interessante il legame con l’istruzione: sono i diplomati e i laureati quelli che ricorrono abitualmente al web e al social web per ricercare patologie, medici e strutture sanitarie.
  • Le responsabilità sociali dei media e l’opacità delle norme. La conclusione del capitolo è affidata al tema della famiglia, e in particolare al consumo di Internet da parte dei minori: al 18,2% di questi viene infatti consentito di utilizzare il pc da soli in casa. Bisogna chiarire se parliamo della stessa classe di età a cui ci si riferisce successivamente come “i bambini e i ragazzi di 3-17 anni”, perchè in questo caso coinfluirebbero nel dato il caso di un bambino di 3 anni che rischia di rompere il pc o di farsi male e quello di un adolescente che reclama giustamente un po’ di privacy.

Scritto da Matteo Borsacchi

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