Misurare la crisi politica in Medioriente tramite Twitter

Che fine ha fatto l’Egitto nella mappa digitale del mondo?

Presentiamo oggi un’infografica che vuole sottolineare, attraverso un’analisi quantitativa del numero di post e un BuzzGraph, quanto la crisi politica del Medioriente sia diventata virale e abbia contagiato anche l’attenzione pubblica nel 2.0.

Il sito Sysomos ha preso in considerazione proprio la piattaforma di microblogging e i suoi 52 milioni di utenti: si è deciso di rilevare le hashtag e la localizzazione dei tweets per capire quante persone stiano usando Twitter dall’Egitto, la Tunisia e lo Yemen.

Solo 14.642 utenti (lo 0.027%) suddivisi, da un punto di vista territoriale, in maniera assolutamente (e banalmente) iniqua. Cifre e percentuali, molto probabilmente, falsate dalla volontà, da parte degli utenti, di proteggersi dalla censura, di proteggere la propria libertà e identità reale.

I tweets (che includono le parole Egitto, Tunisia o Yemen) sul tema sono stati 1.3 milioni dal 24 gennaio al 30 gennaio rispetto ai 122.319 dal 16 al 23 gennaio.

Il mondo parla dell’Egitto molto più di quanto l’Egitto non parli di sé stesso.

Twitter diventa, ancora una volta, il mezzo più veloce per diffondere notizie ed opinioni grazie anche all’alleanza con Google ed alla creazione di tre segreterie telefoniche (disposte strategicamente negli Usa, in Quatar e a Roma) che, registrando i messaggi vocali degli egiziani in lotta , non soggetti alla censura a differenza della trasmissione dati, li postano direttamente sul social network.

Bisognerebbe iniziare ad interrogarsi seriamente sulle evoluzioni di un mezzo come Twitter: reali potenzialità politiche o utopie rivoluzionarie?

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