“Se i mercati sono conversazioni, è ora di prendere la parola“.
Questo lo slogan su cui si basa l’esperienza di The Talking Village: un’entità facilitatrice di comunicazione.
Il concetto è abbastanza chiaro: i cicli aziendali, il marketing, la ricerca e lo sviluppo sono fatti di continue conversazioni, che si strutturano in un percorso interattivo ed iterativo, e il successo di quest’ultime non è mai “per caso”: c’è la necessità di qualcuno che regga le fila del discorso mettendo i consumatori nella possibilità di agire nella migliore forma possibile.
L’obiettivo del progetto, che è online da poco più di un anno, è, fondamentamente, quello di cambiare il paradigma del marketing, restituire il potere ai consumatori fondandosi sul passaparola (elemento che già abbiamo visto, da anni e con maggior successo, su Zzub, in verità), sui contenuti creati dagli utenti, sulla creatività e sull’esperienza condivisa.
Un sito costruito principalmente sui Labs, divisi per aree tematiche, come “laboratori di idee”, sul Blog seguito dal team principale composto da Flavia Rubino, Giuliana Laurita e Stefano Pastore (e altri collaboratori) e sui progetti aperti a cui si lega la sezione Storie: un vero è proprio story telling esperienziale per “non dimenticare” che “Ognuno dei progetti realizzati con questi clienti è una storia a sé“.
Un’idea che ci piace, perchè ci piace il marketing conversazionale.
Un nuovo modo di vedere il mondo della comunicazione che, però, si basa sulla novità che altri siti hanno portato in Italia senza aggiungere, a nostro avviso, niente di eclatante.
L’approccio conversazionale rende diverso il processo di sviluppo della pubblicità, ma troveremo qualche nuovo progetto che riesca a stupirci discostandosi dalle realtà già esistenti? O arriveremo al punto in cui anche il marketing “alternativo” sarà talmente di moda, e talmente abusato da chiunque, da perdere la propria viralità congenita?





