L’update di Google miete vittime: Sistrix spiega quali

L’aggiornamento dell’algoritmo di Google negli USA ha creato panico nel social media marketing: molti siti che prima svettavano nei risultati ora precipitano nelle ultime pagine o scompaiono, con vistosi cali di traffico ed entrate.

A bilanciare la scarsità di informazioni ufficiali si è sparsa voce che l’update avrebbe colpito principalmente le content farm, quelle società che pagano (poco) degli scrittori per scrivere articoli sui temi più cercati. In molti hanno cominciato a parlare di farmer-updateanti-Demand-Media-update e via dicendo.

Il dibattito sulle content farm è esploso lo scorso anno, da quando il player più importante del settore Demand Media ha annunciato la pubblicazione di un milione di messaggi l’anno (l’equivalente di 4 Wikipedia in inglese) e Yahoo! ha acquistato Associated Content per 90 milioni di dollari. Da qui paragoni col cibo dei fast-food, indagini sulla qualità della vita degli scrittori impiegati (per inciso la maggioranza sono giovani madri che guadagnano qualche extra lavorando da casa) e anche l’ipotesi scherzosa di un New York Times versione Demand Media.

Non è facile però stabilire chi può essere definito una “fabbrica di contenuti” e chi no: Sistrix ha scelto la strada empirica: capire chi lo è secondo il nuovo algoritmo di Google, ovvero chi ha subito le perdite maggiori di ranking in un campione di siti “sospetti” che include anche eHow, il portale interamente realizzato da Demand Media. Il funzionamento del loro indice è piuttosto semplice: calcola per quante parole chiave (su un set di circa un millione) un dominio finisce tra i primi 100 risultati di Google, e come si posiziona per ognuna di quelle parole.

I dati confermano in gran parte i pronostici, con l’eccezione di quelli che volevano eHow tra i siti più colpiti: questo permette all’autore di affermare che almeno la dicitura anti-Demand-Media-update è sbagliata. Anzi, si può addirittura capovolgere, visto che l’update ha sbaragliato la concorrenza di eHow. Da qui all’ipotesi di favoreggiamento formulata da SeoBook la strada è breve.

Di fronte a questa confusione rimane una certezza: chi usa quella variante volgare del passaparola che sono le sponsored conversations avrà molto lavoro da (ri)fare nei prossimi mesi. E lo stesso per chi – centri media in testa – si affanna a misurare il loro valore.

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