Il ROI dei social media spiegato… agli idioti

Come misurare il ritorno degli investimenti in social media marketing? E’ quanto si chiede Jacquie McCarnan in un articolo pubblicato su Social media today e ironicamente intitolato Social Media ROI for Idiots.

Se da un lato è assodato che le organizzazioni (private, ma anche pubbliche) debbano conoscere e adoperare i social media, dall’altro non è facile quantificare il ritorno economico di questo tipo di investimenti.

Anche perché entrano in gioco non soltanto grandezze quantificabili come investimenti, ricavi, numero di clienti o contatti, ma anche valori intangibili, sfuggenti e difficilmente misurabili come reputazione, clima interno, benessere della collettività.

Le formule del ROI riportate nell’articolo, inoltre, non vanno prese acriticamente: è senz’altro utile rapportare i ricavi agli investimenti, al tasso di customer engagement o di employee retention; senza dimenticare, però, che un aumento o una diminuzione delle vendite dipende non soltanto dalla comunicazione ma da un complesso di fattori che va dalle caratteristiche del prodotto all’efficienza della distribuzione.

Cosa ne pensano di tutto questo le imprese?

Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti dalla McKinsey il 40% delle imprese è sbarcato sui social media e il 38% cura la pubblicazione di un blog. Tra queste il 63% delle imprese ritiene che le loro attività sul web 2.0 abbiano contribuito ad aumentare l’efficacia del marketing e il 50% che abbiano incrementato la soddisfazione dei loro consumatori.

Allora perché solo il 24% ritiene che abbiano portato anche un aumento dei ricavi?

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