// Le faccine, però funzionano

Non mi piacciono le faccine. E meno male che non sono sola :-)). Avevo letto il bel pezzo di Mary Elizabeth Williams (Death to Smiley) e mi ero trovata abbastanza d’accordo. Questa storia delle emoticon, ossia del modo sintetico per riprodurre le espressioni delle emozioni, proprio non mi convince. Non mi piacciono questi disegni per chiarire lo stato delle cose.

E mi piacciono ancora meno le faccine costruite con punto, virgola, due punti, parentesi e poco altro. La più antipatica è quella con l’occhiolino ;-) , perché vuol proprio dire che o non si ha uno straccio di ironia o non si scommette un centesimo che la abbia il proprio interlocutore. Insomma le emoticon, anche dette smile o faccine, sono davvero antipatiche. Servono per far passare l’emozione in maniera sintetica ed istantanea. Come chiarisce Wikipedia: “Vengono utilizzate prevalentemente su Internet nei programmi di messaggistica chat e negli SMS per sopperire alla mancanza del linguaggio non verbale nella comunicazione scritta. Il nome nasce dall’accostamento delle parole “emotional” e “icon” e sta ad indicare proprio un’icona che esprime emozioni”. In rete si trovano veri e propri dizionari dei segni e dei disegni.

Però, però, l’altra sera ho scritto un SMS ad una collega che mi aveva inviato la notizia di come si era chiusa una vicenda importante. Poche parole: “Grazie per avermelo fatto sapere. Mi hai tolto un peso”. E lei laconica “:-))”. E debbo ammettere che mi ha colpito. Forse di più di una parola.

Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.

Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte

3 Commenti su // Le faccine, però funzionano

  1. Potranno non piacere, è vero. Ma si tratta di un gusto personale. Se però si considerano quelle, per così dire “classiche”, mi riferisco a :-), ;-), :-(, insomma quelle che più riportano ad una nostra spontanea reazione quando riceviamo un messaggio, sia esso mediato o meno, allora vanno semplicemente considerate un mezzo per trasmettere un nostro feedback che altrimenti passerebbe inosservato.

    Faccio un esempio. Tizio chiede a Caio com’è andata la sua giornata, Caio risponderà:
    – Bene! (apparendo abbastanza neutro, magari senza nemmeno troppa voglia di parlare);
    – Bene! :-) (facendo trapelare che è andata davvero bene la sua giornata);
    – Bene! :-( (qui il bene è nettamente ironico, da leggere come “una giornata da dimenticare).

    Insomma, se piacciono o meno è indifferente, ma non si può negare che influiscano.

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