Chi dice donna dice business

Non più solo pane, latte e un po’ di frutta. Ma anche mobili, frigo, lavatrice e lavastoviglie. La spesa delle donne non è più solo quella di tutti i giorni. Le signore contribuiscono nella scelta della televisione, dell’hi – fi e del computer.
Anche l’acquisto dell’auto, per definizione “roba da uomini”, è influenzato nell’85% dei casi dalle donne. E contano tanto nell’acquisto della casa, nella scelta del mutuo e nella decisione del risparmio e degli investimenti.

Le donne in media amano il rischio meno degli uomini e sono più attente ed accurate nel mettere insieme le informazioni per decidere. E così, più degli uomini, raccolgono informazioni dai media, consultano internet, confrontano i prezzi, parlano con il personale e trattano per avere uno sconto. Più della metà di tutti gli acquisti in Italia è gestito da donne. E la percentuale sale negli Usa in Svezia e in Russia.

La stampa segue con accortezza il tema, mettendo spesso a fuoco quanto contano le donne in questo campo. Molti elementi diversi entrano in gioco. Anche essere single o sposati. 

Ricerche internazionali, come quella del Max Planck Institut e dell’Università di Cergy Pontoise, tracciano il quadro di quale atteggiamento si tenga rispetto al rischio e di come si scelga se si è single o in coppia. Altre analisi – come la interessante Marriage and other risky assets: A portfolio approach di Graziella Bertocchi, Marianna Brunetti e Costanza Torricelli – chiariscono che chi è sposato è più propenso ad investire in attività rischiose e che lo status di single o coniugato conta. L’uomo inizialmente pesa di più nelle scelte di coppia, ma la donna progressivamente aumenta in maniera determinante la sua influenza nelle decisioni comuni.

Insomma, tante strade portano al business. E le donne sono particolarmente indicate per gli affari. Così, per esempio, in molti programmi di microcredito le beneficiarie sono donne, che possono migliorare la propria condizione e impattare più incisivamente nella società.

In un modo o nell’altro il centro dell’attenzione è per le donne motore dell’economia.

In una parola: Womenonics, il neologismo messo a punto dall’Economist nel 2006 per definire la teoria economica secondo la quale il lavoro delle donne è oggi il più importante fattore dello sviluppo mondiale.

Il tema è molto dibattuto in libri ed analisi circostanziate. Come in Rivoluzione womenomics. Perché le donne sono il motore dell’economia, di Avivah Wittenberg-Cox e Alison Maitland oppure come Le donne vogliono di più. Capire e conquistare il mercato che cresce di più al mondo di Michael J. Solverstein e Kate Sayre. Il messaggio è chiaro: “Sono un miliardo quelle che lavorano e più del 50% degli studenti universitari nel mondo sono donne. Controllano il 50% della ricchezza negli Stati Uniti e nei prossimi anni decideranno una spesa, su scala globale, di oltre 5 mila miliardi di dollari”. Anche da noi l’attenzione sul tema è costante.

In questo quadro, in Italia siamo ad un passo dal varo delle quote rosa nei consigli di amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate. La normativa, una volta varata, è previsto che entri in vigore dopo dodici mesi dall’approvazione della legge, con una percentuale di donne del 20% nel primo mandato compreso tra il 2012 e il 2015. La presenza femminile è stabilito che salga al 33,3% nel secondo mandato tra il 2015 e il 2018. Le quote è previsto che siano transitorie, con validità per tre mandati del consigli di amministrazione e dei collegi sindacali.

E cominciano ad apparire liste di donne ready for the board, mentre una leggera euforia serpeggia tra le signore.

Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.

L’articolo è pubblicato su Bancaforte

2 Commenti su Chi dice donna dice business

  1. A questo proposito, vorrei suggerire anche il blog http://ravenna.fattoredonna.it
    grazie, chiara

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