I social media possono condizionare il dibattito politico?

Quanto hanno influito blog e social network nella recente campagna elettorale?

E’ la domanda che molti si sono posti, in particolare dopo i catastrofici autogol di Letizia Moratti e Red Ronnie che confermano, se ce ne fosse bisogno, che i social network vanno adoperati con cautela e consapevolezza, senza improvvisare: la pagina Facebook dell’ex sindaco di Milano ha visto lievitare esponenzialmente, in pochi giorni, il numero dei fan, ma grazie a un trucco subito smascherato da un blogger; Red Ronnie, invece, si è lasciato scappare sulla sua pagina una maldestra affermazione su un presunto “effetto Pisapia”, dando origine al divertente meme sulle fantasiose malefatte dell’avvocato milanese.

Ma, al di là di questi episodi, quanti italiani partecipano alla politica 2.0?

Secondo una ricerca di Human Highway per Liquida la blogosfera non è un fenomeno di massa. L’avvento dei social network non ha ridotto il numero di lettori abituali di blog, che rispetto al 2009 sono aumentati toccando quota 6 milioni; negli ultimi tre anni, però, è diminuito del 30% il numero di chi legge blog di attualità, sceso a 1.6 milioni: il 6.1% della popolazione on line.

E i social network?

In Italia Twitter non è ancora decollato, mentre Facebook conterebbe già 19 milioni di utenti. Le pagine di alcuni politici (Vendola, Berlusconi, Di Pietro) riscuotono un discreto seguito, ma indirizzandosi a elettori già fidelizzati.

La risposta alla domanda del titolo è scontata: sì, i social media condizionano il dibattito politico perché permettono di condividere informazioni, diffondere idee, mobilitare centinaia di migliaia di persone; ma per ora raggiungono una minoranza di cittadini informati, consapevoli, già orientati politicamente.

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