ROI e social networking: smisurare l’evidenza

Sono state scritte interne biblioteche sull’argomento, sono stati sprecati dibattiti, opinioni, interventi  e sono stati scritti centinaia di articoli…ma non ne avevamo abbastanza!

Oggi smisuriamo, più che una ricerca, un articolo di analisi su una ricerca.
Sì, perchè pare che il nuovo orizzonte sia scrivere pezzi su studi ancora non usciti e “svelare” highlights portatori di nuovi incredibili punti di vista e/o dati rivoluzionari.
No, niente di tutto ciò (come al solito).
Pochi giorni fa è stato pubblicato Social media e influenza, un po’ di numeri italiani: un articolo scritto da un professionista della comunicazione che, però, in questo caso, è stato travolto da un insieme di dati che poco ci raccontano.
“Una ricerca fresca fresca intitolata Le decisioni di acquisto degli utenti Facebook – prodotta da Ispo e commissionata da Barabino&Partners (…)”.
Partiamo dalla fine e capiamo come ci si è arrivati: “…i social media hanno assunto un potenziale significativo nel processo di decisione e di scelta d’acquisto.” Questa l’illuminante conclusione che scaturisce dalla ricerca?
In pratica dall’analisi dei dati (32% degli utenti Facebook consulta i social media prima dei propri acquisti, le donne cercano più info su prodotti d’abbigliamento e gli uomini sull’hi-tech, gli utenti si fidano maggiormente delle comunità sociali etc etc…) siamo certi di quanto il social networking penetri nel processo di costruzione del brand e nel comportamento del singolo consumatore.
Non sarà una scoperta sconvolgente, però almeno ne siamo certi. No, neanche questo.
“A questo punto è lecito domandarsi, però, se le persone sono pronte, disponibili a relazionarsi con le aziende sui social media, dato che esistono molte opinioni differenti sull’argomento.”
Ecco le “opinioni differenti”: “il 55% degli utenti Facebook è entrato in una pagina aziendale (…) Quindi non possiamo proprio dire che esistano forme di rifiuto aprioristiche allargate nei confronti delle marche sui social media”, ma anche “L’11% degli utenti Facebook italiani ha partecipato a una discussione in una pagina aziendale”, e sempre riguardo alle comunità sociali “mi sento riconfermato nel pensare che la maniera migliore di dire una cosa sul nostro prodotto sia farlo dire a qualcun altro”.
(…e le “differenti”? che fine hanno fatto?)
Ok, ci sono. Il fulcro di questo articolo era il voler sottolineare che il social networking e la strutturazione di comunità sociali, basate sullo scambio di opinioni e passaparola, influenzano gli acquisti degli individui? La costruzione della reputazione 2.0, la risposta dei consumers e il numero di amici/followers diventano un fattore importante per la previsione di investimenti misurabili? ROI e social media?

E’ come se ne parlassimo da anni, come se la maggior parte delle aziende fosse entrata in questa ottica di idee da tempo.
Forse però mi sbaglio, dopo tutto questa ricerca portatrice di novità è uscita talmente da poco, anzi, ancora non è proprio stata pubblicata.

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