Secondo l'”Economist” la carta stampata cresce ma il futuro dell’informazione sono i paywalls

Giorni fa è stato pubblicato il 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, incentrato sui media personali e la crisi di credibilità del giornalismo. In particolare, mentre internet raggiunge per la prima volta la maggioranza assoluta della popolazione, i quotidiani a pagamento colano a picco: i lettori sono diminuiti del 7% rispetto a due anni fa, del 19 rispetto al 2007.

I quotidiani arrancano pure in paesi (Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone…) in cui la carta stampata vanta una tradizione più solida della nostra.

Uno dei motivi lo suggerisce Alan Rusbridger, direttore del britannico Guardian, che ha appena avviato un piano di investimenti sul digitale: “dal lunedì al venerdì i lettori prendono in mano il giornale verso le 21“, quando oramai è già superato dalle notizie in tempo reale di internet e tv. Il giornale, perciò, dovrebbe ridefinire la sua funzione e concentrarsi sulla spiegazione piuttosto che sull’informazione.

Eppure, nel quadriennio 2005-2009, la diffusione dei quotidiani nel mondo è aumentata del 6%. Lo rivela uno studio dell’Economist: i newspapers hanno registrato un autentico boom in economie emergenti e popolose come India (+39%), Brasile (+20), Cina (+10), ma anche in Africa e nel mondo arabo; mentre perdono terreno in Europa e nell’area anglosassone, dov’è nata l’informazione moderna.

La ricerca dell’Economist evidenzia una relazione: i paesi in cui i quotidiani arretrano sono quelli in cui i social network hanno raggiunto percentuali consistenti della popolazione (Stati Uniti, Gran Bretagna); al contrario, i paesi in cui i giornali guadagnano lettori sono quelli in cui Facebook e Twitter sono marginali.

Tuttavia realtà come Cina e Brasile hanno dei “loro” social network (Renren, Orkut), diversi da quelli in voga in Occidente: la relazione pare inconsistente, a maggior ragione perché una delle tabelle pubblicate mostra come, negli Stati Uniti, la diffusione dei giornali è iniziata a calare all’alba del Novecento, prima ancora dell’avvento della radio (!).

I quotidiani cartacei, in conclusione, hanno ancora un ruolo?

Secondo quanto dichiarato ad Europa dall’autore della ricerca, Tom Standage, “resta da capire quanto durerà l’entusiasmo per la carta stampata in questi mercati in via di sviluppo, man mano che aumenterà l’accesso a internet. Il Brasile è un caso interessante: la banda larga si sta diffondendo velocemente e la diffusione dei quotidiani sembra essersi stabilizzata“.

Malgrado il boom di copie nei paesi emergenti, dunque, il futuro dei “quotidiani migliori e più autorevoli” è su internet: la “transizione digitale” sarà possibile grazie ai paywalls, i paletti con cui è possibile consentire l’accesso ai soli abbonati e sperimentare su internet modelli di business sostenibili per l’informazione.

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