Una carezza in un lacrimogeno: Occupy Wall Street e la rappresentazione mediatica della violenza

L’evidente contrappunto tra il testo e l’immagine di un articolo ha catapultato il Washington Post in una polemica online.

Perchè sul Post, si chiede un blog locale, il resoconto degli scontri del 25 ottobre tra i manifestanti di Occupy Wall Street e la polizia di Oakland è accompagnato dall’immagine di un poliziotto che accarezza un gattino abbandonato?

Pochi giorni prima, su un blog del New York Times, un articolo intitolato Police Clashes Spur Coverage of Wall Street Protests dimostrava che l’aumento di visibilità del movimento di protesta non è lineare, ma registra delle impennate in occasione delle violenze sui manifestanti.

Facile lasciarsi andare a tesi cospirazioniste. Sociological Images cita Doug Adams e il suo Political Process and the Development of Black Insurgency, 1930-1970: evidentemente non si vuole ripetere quanto successo con i movimenti civili, che più violentemente venivano repressi più consenso guadagnavano.

A questo punto interviene il Washington Post a chiarire il mistero: il contrappunto è frutto dei tempi e delle logiche di produzione delle news.

Gli scontri di martedì notte sono stati provocati dallo sgombero avvenuto il pomeriggio prima, che non aveva avuto esiti violenti. Al momento della prima stesura del pezzo, la più interessante tra le immagini disponibili era quella del gattino.

Complici anche le tre ore di fuso orario tra Oakland e Washington, quando si è rimesso mano al pezzo in tarda serata per parlare degli scontri la deadline per le immagini non era stata spostata.

Il fantasma dell’astuto manipolatore lascia il posto alla banale demenza della burocrazia.

Intanto in Italia…

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