LinkedIn, l’incognita dei social network

LinkedIn, il social network del lavoro, ha appena aperto una sede a Milano: dei 135 milioni di iscritti due milioni e mezzo provengono dal nostro paese.

Una comunità di dimensioni minori rispetto a Facebook (che solo in Italia conta 21 milioni di iscritti), ma frequentata da un pubblico qualificato di aziende e professionisti, con un’età e un reddito medi superiori ai social network generalisti.

Per Ariel Eckstein, amministratore delegato per Europa, Africa e Medio Oriente, gli italiani usano LinkedIn come gli iscritti di tutto il mondo. Per costruire il proprio profilo professionale, per trovare ed essere trovati da altri professionisti e per acquisire conoscenze e informazioni.

Aziende come Telecom, Ferrari, Ibm, ma anche l’Università Bocconi usano LinkedIn per coinvolgere il pubblico professionale. I settori italiani più rappresentati sul social network sono l’information technology, le telecomunicazioni, il marketing e la pubblicità.

Tuttavia, secondo un’infografica di Mindflash, LinkedIn (nato nel 2003 e da maggio quotato in borsa) è il dark horse dei social media: molti lo conoscono ma pochi hanno consapevolezza del suo potenziale. Parecchi non vanno oltre l’apertura dell’account.

Su LinkedIn si può fare molto altro: oltre a compilare in modo dettagliato e comprensibile il curriculum (che di solito compare tra i primi risultati dei motori di ricerca) l’infografica invita a personalizzare l’indirizzo della pagina, linkare propri siti e blog, riempire il profilo di contenuti accattivanti.

Ancora: è consigliabile contattare anche utenti non conosciuti di persona, raccomandare e farsi raccomandare da amici e colleghi, partecipare a gruppi o fondarne di nuovi, istituire la pagina della propria società.

Infine scrivere il profilo con le parole giuste, scegliendo le keywords che attirano aziende, organizzazioni ed esperti del settore di riferimento.

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