Perché Google sta rivoluzionando la nostra memoria

Never memorize something that you can look up, diceva Albert Einstein: è normale che la memoria si adegui ai supporti che ha a disposizione.

Ne era consapevole già Socrate che, raccontando il mito di Theuth, stigmatizzava l’uso della scrittura, che allontanava le persone dalla vera conoscenza convincendole che le nozioni andassero conservate nei testi scritti piuttosto che dentro sé.

Adesso è l’informatica a modificare il nostro modo di processare informazioni: a partire da Google, principale motore di ricerca al mondo.

Molte applicazioni partorite dal gigante di Mountain View hanno prodotto  effetti dirompenti: come Google Analytics, che misura il traffico del web in modo estremamente preciso, o Google Maps, tanto capillare da sollevare perplessità sul rispetto della privacy.

Ma la vera rivoluzione dei motori di ricerca è la possibilità di accedere in tempo reale a una mole imponente di informazioni: nella storia dell’uomo non è mai stato così facile ottenere così tanta conoscenza in così poco tempo.

Eppure non mancano le preoccupazioni di chi ritiene, alla maniera di Socrate, che ciò induca ad accantonare le tecniche mnestiche, la memoria visiva, le associazioni di idee scoraggiando gli sforzi di conservare la conoscenza dentro noi. Senza dimenticare che le informazioni del web sono spesso povere, ripetitive e superficiali.

L’altro pericolo, da sempre sottovalutato, è che degli strumenti di Google non possiamo fare a meno, rendendo le nostre attività sempre più dipendenti da quanto stabilito unilateralmente dall’azienda.

L’infografica è stata realizzata da Online Colleges.

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