Il marchio demiurgo

Si potrebbe affermare che questo libro analizza il potere dei brand, al di là del bene e del male.

Antonella Giardina, strategic e communication designer, in realtà  vuole fare qualcosa di più: slegare il marchio dalla sua utilità contingente o da quella bellezza formale che un tempo gli valse la qualifica di “segno principe” delle attività di Visual e Corporate Identity e scavare nelle implicazioni antropologiche che nascono dall’intrecciarsi delle ultime strategie di comunicazione e la dimensione percettivo estetica dell’uomo.

I marchi posso incidere sulla formazione dell’identità individuale, possono cambiare il modo che abbiamo di vedere il mondo, possono darci nuovi schemi attraverso cui incorniciare le emozioni e le sensazioni, possono farci appartenere ad un “Noi” condiviso: possono diventare, riprendendo la tradizione platonica, dei veri e propri mediatori tra il mondo delle idee e la materia.

Una domanda sembra riproporsi attraverso le pagine: considerando le suggestioni offerte dai marchi di ultima generazione – marchi sonori, gustativi, olfattivi e tattili, che si rivolgono a tutti noi e non solo ad una certa area di competenza professionale, è lecito che un’impresa registri, come proprio marchio commerciale, l’odore dell’erba appena tagliata o il canto di un gallo?

Antonella Giardina, Il marchio demiurgo. Lupetti, 2011, pp. 162

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*