Ma i delfini usano i social media?

Non è un inedito di Philip Dick nè un revival del totemismo nel social marketing, bensì il tema della lecture di David Lusseau al Cafe Scientifique (mi raccomando la S maiuscola) dell’Università di Aberdeen il prossimo 18 gennaio.

Applicando dal 2004 le metriche della Social Network Analysis al comportamento dei delfini, lo studioso è giunto a importanti considerazioni, tra cui:

  • anche per gli animali vale il principio (recentemente molto di moda) dei sei gradi di separazione
  • anche gli animali si riuniscono in gruppi allo scopo di raccogliere informazioni
  • appunto, anche gli animali fanno uso di social media

Ironia a parte, il parallelo tra i gruppi animali e quelli umani ha un forte interesse euristico, anche in sociologia, come prova il bell’accostamento ne La Spirale del Silenzio di Elisabeth Noelle-Neuman tra l’influenza del singolo pesce sui cambi di direzione di un banco e il margine di errore introdotto da indecisi e opinion leader nei sondaggi elettorali.

Anche nel campo più ristretto della teoria dei grafi vale la pena leggersi Exploring Animal Social Networks di Croft, James e Krause, che almeno ha il vantaggio di presentare una rassegna esaustiva e accurata delle diverse metodologie mostrandone le possibilità di applicazione a un insieme più ampio di comportamenti animali.

Questo perchè senza un’approfondita e problematica discussione sul metodo l’interesse di un’osservazione, che sia di animali, umani o altri fenomeni naturali, si riduce al piacere estetico, alla semplice curiosità o anche peggio alla furbetta ricerca di citazioni, retweet o peer-reviews.

Tanto vale allora guardarsi le foto di gattini, o per seguire la tendenza di quest’anno secondo il Guardian, di gufetti.

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