Problemi senza soluzioni: articoli senza conclusioni

Riportiamo oggi una misurazione su un argomento tanto sviluppato da sembrare banale (Facebook), ma dai risultati “controcorrente”.

L’analisi, apparsa su Mashable e sviluppata da Jim Tobin, presidente dell’agenzia Ignite Social Media, sottolinea quanto sia rallentata la crescita di Facebook e quanto ciò possa far sorgere quesiti relativi all’evoluzione delle brand pages.

Tra la fine del 2010 e il 2011 il numero di organizzazioni che hanno creato proprie fan pages non è diminuito, ma in compenso lo scarto più evidente riguarda la percentuale con cui sono cresciute, in media, le fan pages (si parla sempre della Top 50 branded Facebook): dal 377.3% al 75%

Se EMarketer segnala che l’82% dei piani di CMO saranno volti ad aumentare gli investimenti nella comunicazione sociale durante i prossimi 3 anni, bisogna sottolineare che spesso la crescita del numero di fan non è così immediata e scontata, diventando via via più difficile nel momento in cui il tasso di crescita di Facebook inizia a rallentare: le cifre si aggiravano all’inizio intorno al 20% (seconda metà del 2010), e passando per un 6-8% (prima metà del 2011) sono arrivate, in questi ultimi mesi, a valori addirittura più bassi del 2%.

Il paragone è molto semplice: tra luglio e dicembre 2010 la Top 50 pages ha registrato una media di 47,375,504 fans in più al mese, mentre nello stesso arco temporale nell’anno successivo si è passati a 12,087,944 fans in più al mese.

Che sia solo un problema di età (ergo decadenza naturale) di alcune specifiche fan pages, piuttosto che un problema strutturale del più famoso social network al mondo? Jim Tobin sottolinea come sia impossibile rispondere a questa domanda, considerando che Facebook non pubblica la data in cui un pagina è stata creata; perciò ha focalizzato la sua analisi su un altro punto: questa tendenza è propria tanto delle 15 pagine “con più”   quanto delle 15 pagine “con meno” fans (sempre tra le 50 più importanti)?

Le pagine più “piccole” hanno risultati migliori in termini di percentuale di crescita rispetto alle più “grandi”, ma la linea di tendenza è la stessa. A parte le possibili spiegazioni, concernenti la fine dei programmi di acquisizione fans da parte delle Top 15 pages, risulta comunque particolare il grafico: nel mese di giugno c’è stato un (parziale) blocco che ha investito quasi tutti.

In realtà l’analisi, giustificandosi con la scarsità dei dati e ricercando il sostegno dei lettori con propri dati/idee, non arriva ad un vero e proprio punto. E’ stato analizzato un “problema” senza che ci fossero delle basi, senza che ci fossero delle ipotesi ragionate e gettando un po’ qua e un po là un insieme di dati, che lascia intravedere una soluzione senza arrivare a presentarla. Cosa avrà voluto trasmetterci Jim Tobin, oltre ad un teorico S.O.S per riunirci tutti alla ricerca del dato perduto e salvare la ricerca?

Per leggere l’articolo completo clicca qui

PS: i risultati sono “controcorrente”, perché non ci sono…appare un fenomeno nuovo rispetto ad articoli smisurati in precedenza, che seppur caratterizzati da schemi statistici o concettuali talvolta assurdi, si lanciavano quantomeno alla ricerca di una qualche conclusione.

2 Commenti su Problemi senza soluzioni: articoli senza conclusioni

  1. C’è da considerare che è stata tolta l’opzione “Invita amici” per tutti tranne che per gli amministratori di una pagina…

  2. Anche perché a un certo punto, quando il grosso dei follower potenziali è stato raggiunto, un rallentamento nelle nuove iscrizioni è più che fisiologico. Ottimo articolo, comunque! Adoro le smisurazioni!

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*