AAA sfera di cristallo cercasi: prevedere il mood di un sistema-paese

E’ da qualche giorno che spunta, tra un blog e l’altro, un riferimento, un articolo, o una recensione entusiasta sulle incredibili possibilità offerte dal progetto The Future Mood, realizzato da Amedeo Perrone, ricercatore presso La Sapienza di Roma. Una delle tante recensioni titola così: E’ italiano il sistema che usa Facebook per prevedere il futuro.

Prevedere il futuro??

Prima di tutto è necessario fare un breve riepilogo sull’oggetto della discussione: l’applicazione, creata dal CATTID (centro di ricerca dell’ Università di Roma La Sapienza) con la collaborazione della Filas (Finanziaria Laziale di Sviluppo), raccoglie (analizza e visualizza) gli stati degli utenti di Facebook per capire in real time l’umore degli italiani e prevedere cosa sentiranno in futuro. Potremmo tradurlo sinteticamente: fantascienza preveggente.

Il progetto intreccia lo studio del social mood all’interaction design per raggiungere l’obiettivo di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo.

Tre le fasi del processo: la prima consiste nell’acquisizione dei dati (si raccolgono gli stati relativi ai profili pubblici di Facebook, si elaborano e aggregano), poi si associa un colore affinché si possano distinguere i pensieri e gli umori, un software di analisi semantica li riconosce negli status ed un’applicazione di pattern recognition trasmette i risultati ottenuti.

Sorgono dei dubbi: si cerca mettere in luce “l’umore di un paese” analizzando solo i profili pubblici? E’ tanto ovvia la necessità metodologica imposta dalla privacy quanto l’ardire nel parlare di “Paese” se, in realtà, ci si riferisce ad una popolazione così limitata.

Dando per buona la rappresentatività del corpus analizzato, è davvero difficile trovare in rete delle informazioni metodologiche sul “software di analisi semantica utilizzato”: come è stato risolto il problema della suddivisione delle emozioni e degli umori (per non parlare dei pensieri)? Come si visualizza l’infinita molteplicità del sentire umano? E l’ironia, tra l’altro caratteristica tipicamente italiana, i motti di spirito, gli eufemismi come vengono riconosciuti? I booster, le polirematiche, le frasi fatte?

Ok, sia data per buona anche la precisione dell’apparato metodologico, si arriva al piano oggettivo di realtà: in che modo si PREVEDE il mood futuro? Quali variabili, quali calcoli probabilistici, quanti denti di drago e tarocchi purificati dall’incenso dobbiamo combinare per avere un risultato?

L’idea, nella sua essenza è buona. Buono, piuttosto, è ricercare le nuove evoluzioni di cui Facebook si fa portatore sia per quanto riguarda lo sviluppo di una scia di emozioni sociali, che potrebbe essere utile valutare e considerare per innumerevoli ragioni (e in relazione anche a differenti campi di studio), sia per quanto riguarda la costruzione di una narrazione sociale (ed emotiva) condivisa che strutturi l’identità di un sistema-paese.

Ricollegare tematiche ed evoluzioni così serie alla parola “previsione” appare quantomeno un po’ azzardato. Se già il campo della sentiment analysis è complicato e difficile (impossibile, piuttosto) da fotografare nella sua interezza presente, parlare di futuro rischia di far risultare ancora meno scientifica l’idea che sta alla base di un progetto.

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