Google Panda spegne la prima candelina

Agli appassionati di internet, oramai, il termine Panda non evoca tanto un animale in via di estinzione o un’auto prodotta a Pomigliano, quanto l’algoritmo con cui Google persegue il lodevole obiettivo di premiare i contenuti di qualità.

SingleGrain festeggia il primo compleanno di Google Panda ripercorrendone la storia, breve ma già ricca di avvenimenti: dal lancio, avvenuto il 24 febbraio 2011, ai continui aggiornamenti studiati per penalizzare le content farms (siti fantasma che ospitano in quantità link e contenuti aggregati da altre fonti) e favorire i contenuti originali.

Meccanismi che però, almeno all’inizio, hanno faticato a ingranare.

Nel corso dell’anno, per valorizzare la qualità, è stata modificata anche la ricerca delle immagini. A gennaio l’ultima innovazione di rilievo: l’integrazione nelle SERP dei profili di Google+, con l’intento di rilanciare il social network nato in estate e già in affanno.

Allo stato attuale, dunque, cosa penalizza una pagina web?

La mancanza di contenuti originali, l’eccesso di pubblicità irrilevante, link in entrata non pertinenti e di bassa qualità, un tasso di rimbalzo eccessivo e un basso tempo di visita. Da evitare l’uso ripetuto e innaturale delle stesse parole in una pagina e la duplicazione di contenuti. Sono divenuti secondari metatag come title e page content.

Funzionano ancora, invece, la diffusione di contenuti virali, le sponsorizzazioni, l’organizzazione di contest ed eventi, il tradizionale e-mail link building; come anche essere inseriti in directory affidabili e mettere a disposizione risorse come infografiche o tool da integrare nelle pagine.

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