Misurare il lutto online: gli 8 riti su Whitney Houston

La morte invade il web 2.0

Nuovamente la notizia della scomparsa di una delle più grandi star mondiali ha invaso prima Twitter, e solo 40 minuti dopo è stata lanciata anche dalle agenzie di stampa.

Mashable.com sottolinea che il primo tweet, rivelatore, è stato inviato da @Aja Dior M. alle 4:15 p.m, e  alle 4:57 p.m.  The Associated Press ha confermato la notizia.

Da quel momento l’ondata ha travolto tutti gli users: 2.5 milioni di tweet e retweet solo nella prima ora, circa 1000 al secondo, stando alle stime di Topsy Labs; alle 5:23 p.m.  si è raggiunto l’apice con 61227 tweet in un minuto; la news più retweettata è stata quella della MSNBC con 13,000 rilanci; 29,000 i retweet per l’annuncio della scoparsa scritta da Lil Wayne, Justin Bieber 15,000, Nicki Minaj 9,000, Katy Perry 8,000, Mariah Carey 6,000 e Christina Aguillera 4,000.

Esiste un idealtipo della liturgia funebre 2.0, in base alla quale celebrare laicamente, ma non meno seriamente, la scomparsa di un personaggio famoso?

Pare di sì, come sottolinea il post L’ufficio dei defunti digitale: il caso Whitney Houston, che riportiamo:

- primo rito: Repost del lancio di agenzia. Tutti insieme contemporaneamente si inizia a riportare il link all’agenzia che ha dato la notizia… l’effetto visto da fuori è abbastanza inquietante… milioni di persone che si passano a vicenda la stessa notizia nel disperato tentativo di essere i “primi” e ricevere retweet su Twitter o like su Facebook.

- secondo rito: Aggiornamento della Pagina di Wikipedia. Preda del consueto abominevole raptus, a suo tempo descritto quando morì Amy Winehouse. I curatori di Wikipedia aggiornano alla velocità della luce il Libro Wikipediano dei Morti.

- terzo rito: R.I.P. su Twitter. In milioni pubblicano varianti in varie lingue della stessa sequenza: “R.I.P. #nomemorto [pensiero a piacere]”… Poiché quella del R.I.P. è un’esca da troll molto utilizzata (se sei un VIP devi essere morto almeno 3 volte su Twitter), appena appaiono i R.I.P. nella comunità inizia a diffondersi il dubbio… “Ma è veramente morto/a?”… Segue macabra riproposizione assertiva del primo rito da parte di qualche Missionario della Verità, atta a definire che si è stati tra i primi a saperlo: “Ecco il link, l’avevo letto su un sito americano bla bla bla”.

- quarto rito: Trolling Meme. Sulle varie cattedrali mondiali del meme inizia a diffondersi il tormentone dissacrante in tutte le sue varianti, spesso di pessimo gusto.

- quinto rito: Sito Fondamentalista. Non appena un VIP muore preda della disperazione, c’è sempre un sito fondamentalista pronto a fare a pezzi il personaggio.

- sesto rito: Maratona Video su Youtube. Improvvisamente tutti sentono lo spasmodico bisogno di spammare in giro link a spezzoni video, videoclip, canzoni dell’amato defunto. Una sorta di imbalsamazione digitale, atta a mostrare che sui server della Cloud vivrà per sempre incorruttibile.

- settimo rito: Compilation Peer to Peer. L’ultimo estremo passaggio (solo per i vecchi fan) è quello della ricerca di materiale audio/video nei server canaglia della “Pirateria Digitale”, per arricchire i propri hard disk di qualche terabyte… quasi un epitaffio scolpito nel corpo elettrico dei nostri PC.

- ottavo rito: Foto del Declino. In contemporanea ai riti summenzionati si svolge quello della diffusione di foto/video amatoriali che ritraggono il VIP nel suo straziante stato di decadimento fisico e psicologico… E’ un fenomeno reso ancora più sconcertante dalla capacità dei media tradizionali di appropriarsi di questi “elementi genuini”… Vista dall’esterno sembra come sei i riti di cui sopra servissero per questo rito finale… Tutto il resto non è che una riproposizione di materiale vecchio e noto, che serve a stimolare i possessori di materiale “interessante” a immetterlo nella Cloud regalando scoop a basso costo a Telegiornali e Rotocalchi.

Una liturgia virtuale riproposta negli ultimi anni per Micheal Jackson, Amy Winehouse e, proprio in questo ultimo weekend, per Whitney Houston.

Dietro questa condivisione del lutto cosa c’è? Quanto dipende da una naturale tendenza umana alla necessità di creare un “Noi”, che in un momento “difficile” possa rendere meno triste l’evento? Quanto da una volontà di essere alla moda, apparire esimi conoscitori dei miti della musica, e quanto piuttosto da una strabordante voglia di pontificare sulla morte, attraverso tutti i mezzi e i canali che la multimedialità ha messo a disposizione degli individui?

A differenza del lutto complicato (o patologico), il lutto 2.0 appare veloce, repentino ed eccessivamente emotivo: ripropone lo schema “fast” di tutte le tendenze della rete, da vivere con grande enfasi e da dimenticare con proporzionale rapidità.

2 Commenti su Misurare il lutto online: gli 8 riti su Whitney Houston

  1. Grazie per la citazione e complimenti per l’articolo! Il misuratore di lutto digitale lo dobbiamo intendere come una sorta di Klout funebre? Grande!

  2. Grazie a te dell’ispirazione 
    Jovanz74 :)

Rispondi a Jovanz74 Annulla risposta

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*