Il razzismo all’epoca del web

International Alert è un’organizzazione non governativa, con sede a Londra, nata per risolvere conflitti e costruire prospettive di pace influenzando le decisioni di governi, istituzioni e multinazionali.

International Alert ha incaricato un gruppo di studiosi di analizzare fonti diverse (dai libri di scuola ai discorsi politici, dai media di massa al web 2.0) per comprendere attraverso quali narrazioni e stereotipi viene veicolata la retorica, semplicistica ma efficace, dell’odio razziale e del noi contro loro.

Nell’ambito della ricerca la blogger Arzu Geybullayeva ha descritto come i media del suo paese d’origine, l’Azerbaijan, dipingono la vicina Armenia, contro cui nel 1988 cominciò una guerra, durata sei anni e poi persa, per il controllo del Nagorno-Karabakh: battute feroci, insulti, paragoni e metafore degradanti sono alla base di un processo di disumanizzazione che nega la dignità dell’altro popolo per giustificare, così, anche le violenze più efferate.

Gli stereotipi inculcati da media e istituzioni trovano una cassa di risonanza, potente e pericolosa, nei social media, dove le persone si esprimono in modo ancora più esasperato e veemente, arrivando a compiacersi per la morte di innocenti o a paragonare il popolo armeno a un virus da estirpare.

E’ il frutto avvelenato di decenni di politiche fondate sull’esaltazione dell’odio etnico che, come insegna la storia, non sono una peculiarità del solo popolo azero.

La Rete, dunque, dimostra di non essere intrinsecamente buona; ma d’altro canto permette di conoscere l’Altro direttamente, senza filtri, e provare un dialogo che superi pregiudizi e diffidenze ataviche.

La foto è tratta da qui.

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