Anche se nell’era digitale può sembrare un paradosso l’avvenire del marketing è nella capacità di costruire esperienze. Significative, tangibili e concrete.
Lo sostiene Jacob Braude in un articolo su Fast Company - sebbene si parli da tempo di marketing esperienziale, tanto da legittimare la nascita di nuove figure professionali.
Braude sembra riprendere gli studi di George Lakoff e Mark Johnson sulle metafore concettuali, secondo cui la metafora non è semplicemente una figura retorica del linguaggio ma uno strumento basilare del pensiero, adoperato in modo inconsapevole dall’infanzia per comprendere ciò che è nuovo o sconosciuto accostandolo, sotto certi aspetti, a ciò che già conosciamo.
In genere per trasmettere concetti astratti, più sfuggenti, ricorriamo a concetti concreti, più facili e immediati: la sensazione di caldo, per esempio, evoca sentimenti di affetto e amicizia, mentre il freddo rimanda alla solitudine e all’isolamento.
Allo stesso modo i movimenti nello spazio verso l’alto o il basso sono usati (nella religione, ma non solo) per simbolizzare l’ascesa verso il Cielo o la discesa agli Inferi.
Oppure oggetti della vita quotidiana (giocattoli, mobili, utensili, capi d’abbigliamento…), presentati in una certa luce, possono suscitare emozioni diverse: dalla nostalgia all’empatia, dall’inquietudine allo sconforto.
L’abilità del comunicatore, allora, è di scegliere parole, figure e segni capaci di evocare nella mente del destinatario un preciso immaginario di ricordi, esperienze e sensazioni.
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