Il mondo è ancora segnato dal digital divide

I dati pubblicati da Internet World Stats parlano chiaro: nel 2012 internet è una realtà quotidiana per una parte sola del pianeta e soltanto un terzo della popolazione mondiale accede alla Rete.

Su 7 miliardi di persone, infatti, il 32.7% usa internet: circa 2.3 miliardi.

Le differenze fra continenti sono lampanti: dall’80% dell’America del Nord al desolante 13.5% dell’Africa. Ma i dati non sono alti neanche in AsiaAmerica del Sud (malgrado quello asiatico, con un miliardo di utenti, sia il mercato più vasto in termini assoluti).

Anche in Europa una fetta consistente della popolazione (quasi il 40%) è ancora tagliata fuori dalla Rete.

I dati dei singoli paesi (relativi al 2010) forniscono un quadro più preciso: in alcuni paesi, come Liberia o Timor Est, gli internauti sono poche migliaia – una percentuale inferiore all’1%; ma sono una cinquantina gli stati che non arrivano nemmeno al 10%.

Tra questi persino l’India, colosso in ascesa che non va oltre un misero 8%: quello indiano, tuttavia, è il quarto bacino d’utenza in termini assoluti. Stesso discorso per le altre economie emergenti: paesi popolosi come Cina, Russia e Brasile presentano una penetrazione tutt’altro che capillare (tra il 34 e il 43%) ma costituiscono comunque mercati considerevoli.

La regione più connessa è il Nord Europa: in testa l‘Islanda, dove è stato avviato un interessante esperimento di riscrittura collettiva della nuova Costituzione attraverso il web 2.0.

La situazione dell’Italia non è delle migliori: è connesso il 54% della popolazione. Il confronto con le principali economie europee è impietoso: la diffusione di internet in Francia, Germania e Gran Bretagna è dell’80, 81 e 85%.

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