Giornali, libri, dvd: l’ecatombe dell’industria culturale

La notizia della mia morte è fortemente esagerata, titola l’ultimo numero di Il, supplemento mensile del Sole 24 ore: una citazione di Mark Twain per dire che il destino della carta stampata è tutt’altro che segnato.

Secondo il direttore Christian Rocca quotidiani e periodici hanno ancora enormi potenzialità e, sebbene colpiti dalla crisi, possono sopravvivere puntando sull’analisi, l’approfondimento e una veste grafica accattivante. Lo confermano i tanti imprenditori che nel mondo stanno investendo nella carta stampata.

I dati riportati da Total Bankruptcy e riferiti al mercato americano, invece, dipingono un quadro a tinte fosche: i ricavi pubblicitari dei quotidiani sono calati del 44% in quattro anni; 13.500 giornalisti hanno perso il lavoro; le redazioni hanno allontanato un quarto del loro organico, ritornando ai livelli degli anni ’60; solo un terzo della popolazione legge quotidiani cartacei, oramai sorpassati dall’informazione on line.

Nel frattempo hanno chiuso i battenti numerose librerie, stroncate dalla grande distribuzione, a sua volta entrata in una fase difficile; mentre decolla la diffusione degli e-readers e Amazon vende più e-books che volumi di carta.

Stessa sorte sta toccando al videonoleggio, come dimostrato dal tramonto di Blockbuster (in ritirata anche nel nostro paese), reso obsoleto da streaming e file sharing.

Certo: sono dati parziali, riferiti al solo mercato americano (che però, di norma, anticipa tendenze che si riprodurranno altrove) e determinati in buona misura dalla devastante crisi economica degli ultimi anni. E, anche se i segnali di sofferenza sono molteplici (in Italia si sta consumando una strage di giornali), non è detto che la sfida lanciata da Il alla carta stampata non si possa raccogliere e vincere.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*