Emozioni, prima che informazioni

Sabato mattina, alle 7:45, tre bombole di gas sono fatte esplodere dinanzi l’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi, uccidendo una ragazza di 16 anni e ferendo gravemente altri sette ragazzi.

In pochi minuti l’ecosistema dell’informazione è sconvolto: mass media e giornali si precipitano nella città pugliese mentre nei social network si fanno strada sentimenti di rabbia, smarrimento, commozione.

Nel corso della giornata continuano a susseguirsi lanci d’agenzia, dichiarazioni, testimonianze. Dopo alcune ore cominciano a circolare le prime ipotesi: la più accreditata attribuisce la paternità dell’attentato alla Sacra Corona Unita, la mafia pugliese.

Intanto montano le polemiche sulla copertura della Rai, i palinsesti televisivi, lo sciacallaggio mediatico. Anche i cattivi, da Beppe GrilloSpinoza, recitano la loro parte.

In serata i dubbi prevalgono ancora sulle certezze.

E’ ciò che accade in caso di eventi drammatici e coinvolgenti, come l’attacco alle Torri Gemelle o il terremoto in Giappone: i media arrivano in tempo reale ma non hanno il tempo e il distacco necessari per analizzarli, farvi luce, comprenderli davvero.

Ciò che arriva al pubblico, all’inizio, è una successione confusa, caotica e disarticolata di descrizioni incomplete, immagini vivide, frammenti di notizie che ci scuotono, ci rendono partecipi, ci fanno emozionare, ma che non ci permettono ancora di capire.

Per quello c’è bisogno di fermarsi, individuare delle connessioni e imprimere un ordine intellegibile a questo flusso inarrestabile di informazioni.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*