L’idea vincente che salverà Facebook (e la pubblicità on line)

Michael Wolff, dalle colonne dell’autorevole Technology Review (edito dal Mit di Boston), va giù duro: se non corre ai ripari Facebook è condannato a un rapido declino. Rischiando di trascinare con sé la pubblicità on line come la conosciamo oggi.

Il social network di Mark Zuckerberg, recentemente sbarcato in Borsa e prossimo al miliardo di iscritti, ha rivoluzionato il modo di concepire le relazioni on line: eppure, a distanza di anni, stenta ancora a trovare un modello industriale che lo renda sostenibile.

Il grosso dei ricavi di Facebook proviene dalla pubblicità: ma gli annunci situati alla destra dello schermo, sebbene ritenuti efficaci e coinvolgenti, vengono snobbati dagli utenti e rendono poco. Attualmente Facebook ottiene 5 dollari l’anno per utente e i ricavi medi per unità stanno decrescendo; e andrà peggio con la diffusione dei dispositivi mobili, i cui piccoli schermi riducono lo spazio per la pubblicità.

In sostanza, secondo Wolff, Facebook sa tanto di milioni di persone ma non sa come tradurre in profitti questa immensa mole di informazioni. A differenza di Google, che ha creato non soltanto nuove abitudini ma anche nuovi modelli di pubblicità e di business.

Il giudizio dei mercati non è stato meno impietoso: in Borsa il titolo è crollato mandando in fumo, dopo quattro sedute, 14 miliardi di dollari.

Le possibili risposte a questa crisi, tuttavia, sono tante: come l’acquisto di Opera Mini, browser per dispositivi mobili, o la produzione di un proprio smartphone.

L’obiettivo è rendere Facebook non soltanto un social network, ma un vero e proprio ecosistema di servizi integrati: un po’ come Google, insomma.

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