La pubblicità che non si vede: come impatta il buzz online sui processi di acquisto?


La pubblicità che non si vede: informazioni e preferenze di acquisto in salsa social.

1184 persone intervistate, un campione di utenti web tra i 18 e i 65 anni e un’analisi relativa alle frequenze di utilizzo dei social media ai tempi di Twitter e Facebook.

Sono stati presentati a Milano da Giuliano Noci, ordinario di marketing al Politecnico di Milano, Marco Levi, amministratore delegato di Reed Business Information, Marina Bonomi, direttore generale di Mimesi, e Lucio Lamberti, ricercatore del Politecnico di Milano i risultati della ricerca sulle dinamiche e sulle forze che influenzano i processi d’acquisto dei consumer italiani. Quattro le categorie di prodotti prese in considerazione (alimenti per l’infanzia, alimenti salutistici, servizi bancari e apparecchiature mobile) e chiari i risultati ottenuti:

  • 8 milioni di italiani modificano le loro scelte d’acquisto in base alle informazioni ottenute attraverso i social media;
  • 15 milioni di italiani si fidano pienamente di quanto trovano nei blog e nei forum circa prodotti e servizi;
  • 12 milioni di consumatori si fidano delle informazioni recuperate sui social network;
  • 10 milioni cercano nella rete ulteriori informazioni sui prodotti che vedono pubblicizzati attraverso i media tradizionali (stampa, radio e tv);
  • il consumatore 2.0 ha una spiccata propensione a condividere anche le informazioni positive.

E’ sempre più evidente, quindi, che il ruolo del passaparola online sta assumendo dimensioni inimmaginabili fino a qualche anno fa. Stanchi – o potremmo dire “annoiati”, il più delle volte – delle pubblicità tradizionali, i consumatori cercano garanzie di affidabilità nei pareri di altri consumatori.

Il successo di un prodotto dipende sempre più dalla concezione partecipativa che si ha dell’acquisto: gli individui si fidano e confermano il potere di disconfirmation – la capacità di far cambiare opinione su prodotti e servizi già noti – solo agli altri commentatori presenti in rete.

Ciò che diventa importante sottolineare è l’evoluzione vissuta – e tuttora in atto – dai social media, che sono nati come “media di ricerca di informazioni” e diventati poi “media di influenza reciproca”: la rete social, in virtù della sua percepita imparzialità  e autorevolezza, diventa così la più grande forza costruttiva – e spesso distruttiva – di reputazioni aziendali o di singoli prodotti.

Tutti questi dati fanno presupporre uno scenario in cui i nuovi media supereranno i media tradizionali come canale informativo autorevole nelle decisioni di acquisto, in grado di influenzare le scelte in maniera rilevante e in cui – di conseguenza – le aziende dovranno saper declinare le proprie strategie di advertising seguendo le regole imposte dagli acquirenti.

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1 Commento su La pubblicità che non si vede: come impatta il buzz online sui processi di acquisto?

  1. Già da tempo ormai scorazzano virali e promotori sul 2.0 per spingere all’acquisto!
    I forum sono troppo spesso inondati di finti consumatori, i social sono troppo spesso inondati di spie e consumer anch’essi pagati con vantaggi dalle più svariate nature.
    L’autorevolezza non sarà tanto nel media, quanto nella fonte, e ci si dovrà via via smaliziare sempre di più, con eterna rincorsa tra chi mente o omette qualcosa scomoda e chi ricerca la verità.
    La pubblicità tradizionale, seppur fiaccata, manterrà un posizione di rilievo, perché anche per dire cose vere, le devi pur sempre far sapere per farle ricordare! L’autorevolezza aiuta molto, ma da sola non serve.

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