Perché la carta sopravvive alla crisi e al digitale

Print Power è un’associazione, nata di recente, che promuove l’utilizzo della carta stampata nella comunicazione aziendale.

Normale che il presidente della sezione italiana, Paolo Mattei, commenti con ottimismo i risultati della ricerca commissionata a Lorien Consulting, che ha intervistato 400 aziende investitrici, 50 tra account e media planners e 1.000 utenti per analizzare l’uso della carta nella comunicazione multicanale.

Da 4 anni, complici crisi economica ed evoluzione tecnologica, l’uso della carta è in calo: per il 2012 è previsto un -6%.

L’ottimismo, però, non sembra infondato: il mercato pubblicitario italiano, secondo la ricerca, vale 9.300 milioni di euro; un terzo di questi investimenti è destinato ai canali cartacei, equamente ripartiti tra above (pubblicità tradizionale su quotidiani e periodici) e below the line (mezzi non convenzionali come volantini, opuscoli, packaging, materiale espositivo); il 96% delle aziende interpellate inserisce la carta nel proprio media mix e il 9% ricorre esclusivamente a mezzi cartacei.

La carta, inoltre, riscuote gradimento tra gli utenti intervistati perché riciclabile, informativa, può essere conservata ed evitata, a differenza dei più aggressivi spot televisivi.

Durante la tavola rotonda organizzata per commentare la ricerca sono stati descritti i pregi della carta: la targetizzazione del messaggio, l’autorevolezza, il coinvolgimento emotivo, la complementarietà con gli altri mezzi, il call-to-action, la conservabilità e la possibilità di dare spazio alla creatività e alle informazioni.

La carta mantiene senz’altro funzionalità e fascino: ma siamo sicuri che, in materia di targetizzazione e call-to-action, la Rete non sia più efficace?

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