Il SEO è morto, tanto per cambiare

Stavolta a intonare la prece è Forbes: il SEO è morto sotto i colpi dei nuovi algoritmi di Google, volti a premiare la qualità dei contenuti piuttosto che la quantità di parole chiave e link.

Oramai sono anni che il SEO è dato per spacciato. I motori di ricerca cercano da tempo di fronteggiare sia i black hat, che stravolgono le serp tramite l’abuso di parole chiave e link fasulli, che i white hat, che adottano un approccio meno aggressivo e più sottile.

Così Google, dopo il panda, ha tirato fuori dal cilindro un pinguino: il nuovo algoritmo che premia non tanto i link diretti al sito quanto le conversazioni e le reazioni su blog e social media (commenti, visite, condivisioni, likes, followers, tweets…), con un occhio di riguardo per l’oramai celebre +1.

Le tecniche SEO, dunque, non sono destinate a scomparire ma a rinnovarsi per recepire le continue innovazioni: adesso bisognerà ottenere non solo backlinks attendibili e prestigiosi ma anche, e forse soprattutto, seguito e visibilità sui vari social media.

E non è detto che i black hat non escogitino nuovi stratagemmi per alterare le ricerche.

5 Commenti su Il SEO è morto, tanto per cambiare

  1. Ciao, scrivevo di questo qualche tempo fa (l’anno scorso). Per chi vuole approfondire trova un post qui: http://www.ilfondodelweb.it/post/Il-SEO-e-del-tutto-inutile.aspx

    Ciao
    Daniele

  2. Lavoro nel Webmarketing da quasi 12 anni, e in questi anni il SEO è morto almeno 5/6 volte, ma stranamente rinasce per poi venire di nuovo dato per morto dal giornalista/blogger del momento, che con dati interpretati in maniera diciamo discutibile vuole farsi conoscere.
    Il SEO non è morto, si sta evolvendo come si sta evolvendo la rete.
    Poi nell’articolo in alto c’è un errore madornale, dire che Penguin “premia non tanto i link diretti al sito quanto le conversazioni e le reazioni su blog e social media” è totalmente errato, Penguin ha colpito siti che facevano uso di una link building artificiosa e spinta o di tecniche di sovraottimizzazione, non ha tenuto conto (almeno non in maniera sostanziale) dell’aspetto social…
    Saluti

  3. Marco, ma l’hai letto l’articolo? No perché c’è scritto proprio che “le tecniche SEO non sono destinate a scomparire ma a rinnovarsi per recepire le continue innovazioni”. Che è più o meno quello che hai scritto tu: “il SEO non è morto, si sta evolvendo come si sta evolvendo la rete”.

    Per quanto riguarda il Pinguino cito l’articolo di Forbes: “Google decided to change the weight of their emphasis from “backlinks” more towards social media likes, shares, tweets, reddits, and 1+”.

  4. Purtroppo nonostante Penguin esistono ancora siti che, con tecniche più o meno lecite, riescono a posizionarsi bene.
    Ecco due articoli interessanti:
    http://seoblog.giorgiotave.it/gioco-seo-trova-intruso/2519
    http://www.cepar.eu/blog/tecniche-black-hat-seo-come-fregare-googl-08052012.html
    Per quando riguarda Penguin, come algoritmo è orientato alla penalizzazione di link innaturali, più che alla promozione di link dai social.

  5. Grazie per il tuo contributo ;)

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