Nello sviluppo della Rete l’Italia è ancora indietro

Il Web Index viene aggiornato ogni anno dalla World Wide Web Foundation per misurare il livello di sviluppo del web in 61 paesi.

L’indice rileva l’accesso, l’uso e l’impatto economico, politico e sociale del web prendendo in considerazione svariati fattori: presenza e qualità delle infrastrutture, politiche governative, percentuali di abitanti connessi, contenuti disponibili, diffusione del web presso aziende e movimenti politici, iniziative di e-democracy e social networking

In cima alla classifica Svezia, Stati Uniti e Gran Bretagna: in generale a prevalere sono i paesi anglosassoni e scandinavi. Bene anche la Svizzera e tigri del sud-est asiatico come Singapore e Corea del Sud. Solo sedicesima la Germania.

Le potenze emergenti rimangono nelle retrovie: la Russia è penalizzata dallo scarso impatto economico e sociale della Rete; l’India dalla scarsa percentuale di abitanti connessi e Brasile e Cina dall’emarginazione delle fasce deboli della popolazione (detenuti, anziani, disabili).

L’Italia si piazza al 23° posto: una posizione sorprendentemente bassa anche per Tim Bernerss Lee, padre del web e presidente della fondazione. In realtà il nostro paese compie passi avanti rispetto all’anno scorso, quando si piazzò 31°, e ottiene il miglior punteggio dal 2007.

A farci perdere terreno la modesta diffusione delle nuove tecnologie a livello d’impresa; lo scarso impatto del web su nuovi servizi e modelli organizzativi; l’inefficacia delle attività di e-government; l’eccessiva regolamentazione; la latitanza di programmi educativi e politiche governative ad hoc. A preoccupare, però, sono soprattutto gli scarsi punteggi in materia di libertà di stampa e diritti civili.

I nostri punti di forza, invece, sono la buona qualità delle infrastrutture; la larga diffusione di banda larga, computer e dispositivi mobili; l’accesso alla Rete di buona parte della popolazione, comprese detenuti e persone anziane, disabili o con basso tasso di scolarità; l’elevato numero di donne laureate in materia di ICT; l’uso efficace del web nella comunicazione politica; la capillarità dei social network; le leggi contro i cyber-crimini; le iniziative di open government data.

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