Tutti social appassionatamente

Tra rischi ed opportunità, la corsa ad essere sui social media contagia chiunque. Di che cosa tener conto per starci consapevolmente.

Sembra quasi non se ne possa più fare a meno. Le spinte a fare il passo per esistere sui social media aumentano. E diventa difficile non farsi contagiare sia da un punto di vista privato, accettando di entrare su Facebook invitati da un vecchio compagno di scuola, sia professionale, decidendo di cominciare ad esistere su Twitter. Ma pensarci conta e fare una strategia, sia pure minima, fa la differenza.

Social, come puoi farne a meno?

Sembra proprio che non si possa essere fuori dal circuito. E così alla ricerca di un impegno interessante la giovane esperta di comunicazione, a colloquio con la nota consulente, si sente dire che è determinante avere una buona carta da giocare in termini di esperienza sui social media. E questo non perché la consulente sia una fanatica, ma perché le aziende chiedono un profilo social. Ho amici che lavoravano per uffici stampa, impegnati ora nel social marketing. E anche chi non ha esperienza sente di dover fare il grande salto. Lavorare o meglio cercar lavoro ormai non può prescindere dai social media. Anche solo per provare, è ormai un must aprire un profilo su Facebook e magari collegarlo a Twitter.

Gli amici si connettono in rete sui social. Ho compagne della scuola elementare che mi hanno braccato dopo quarant’anni e amici di liceo che si ritrovano costantemente, mantenendo i contatti su Fb, come gli addict chiamano Facebook. E poi sempre più spesso un fidanzato o una fidanzata viene dalla rete e ormai non è un caso isolato avere amici che si sposano dopo essersi trovati su un social network.

Un utente su sei in Italia inizia la propria giornata connettendosi a Facebook. E non è poco, visto che meno di due su dieci comincia andando su di un motore di ricerca. E se lo dice la Doxa il trend va tenuto in attenta considerazione (Web 2.0Facebook, il primo gesto degli italiani). D’altra parte il social media aiuta ad orientarsi. La rete è diventata enorme, indirizzi quasi illimitati: dai vecchi 4,3 miliardi ai futuri possibili 340 trilioni di trilioni di trilioni, insomma 34 seguito da 37 zeri. E in questi spazi sconfinati ci si può sentire persi.

La pubblicità, già acquartierata su Facebook, scopre Twitter e lo testa. Per necessità o virtù siamo tutti più social. E il circuito si autoalimenta. E così cominciano ad apparire ricerche su ogni aspetto possibile, anche sul che si è più produttivi e in carriera grazie ai social network. L’espansione è costante, grazie anche alla diffusione virale.

E poi c’è questa idea di fondo di democrazia diretta, di partecipazione popolare che è parte dell’immaginario, ci si sente di far parte di un laboratorio di e-democracy. In fondo fa anche proseliti la possibilità di infierire sul potente, di insultarlo pubblicamente con ritorno. Il potere è dei follower. I leader sono sotto costante scacco da parte di chi li giudica minuto per minuto.

– Fine prima parte –

Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.

Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte

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