Cosa rimane di un dibattito all’americana?

Il 12 novembre scorso i cinque candidati alle primarie del centrosinistra si sono sfidati in un dibattito televisivo trasmesso da Sky negli studi di X-factor.

L’iniziativa ha ottenuto un buon seguito in tv mentre su Twitter l’hastag ironico #csxfactor è diventato addirittura il principale trending topic mondiale della serata: l’enorme risalto avuto sul social network, già descritto su queste pagine, conferma come si stia trasformando la fruizione televisiva.

Si è rivelata giusta la scelta di affidare il dibattito a Sky, che ha organizzato un confronto agile, vivace, sostanzialmente corretto e aperto al pubblico: altrove sarebbero state imposte regole più restrittive.

L’evento, dunque, è riuscito. Ma cosa rimane delle due ore di confronto? A riscuotere successo su Twitter sono state le battute (come quelle su Marchionne, CasiniD’Alema), gli slogan, le gaffe e gli appelli dei candidati.

Forse è normale che sia così e non solo per la natura sincopata del mezzo: in un dibattito all’americana si affrontano tematiche esiziali come lavoro, tasse e diritti; ma gli argomenti si susseguono velocemente dando poco tempo per ragionare e confrontare le diverse proposte. Soprattutto quando i contendenti non sono due ma cinque.

Ciò che rimane sono soprattutto impressioni: la solidità e seriosità di un candidato, la simpatia e l’effervescenza di un altro o ancora la capacità retorica, la prestanza fisica, la dizione più o meno pulita, l’abbigliamento e così via.

Non è un caso che il vincitore, secondo i principali giornali italiani, sia stato il sindaco di Firenze Matteo Renzi, chiaramente a suo agio nel format e primo su Twitter sia in termini di hastag che di mention.

La visibilità del confronto ha permesso al centrosinistra di risalire nei sondaggi e avrebbe orientato il voto di circa il 17% degli elettori: una minoranza che potrebbe diventare l’ago della bilancia.

2 Commenti su Cosa rimane di un dibattito all’americana?

  1. Io non vorrei nè il più telegenico, nè il più agile e abile oratore. Vorrei solo il più capace di risolvere problemi in concreto. Se poi è pure simpatico e tutto il resto, ben venga. Sarà un valore aggiunto per far accettare le pillole amare più facilmente, ma se poi dovesse fallire, l’effetto boomerang sarebbe maggiore.

  2. Certo, Oscar: negli ultimi vent’anni la comunicazione politica ha preso il sopravvento sulla politica e spesso un personaggio pubblico viene giudicato più per la sua fisicità e le sensazioni che trasmette che per la sua cultura e la sua pragmaticità.

    Non è un fenomeno solo italiano, anzi, ma credo che da noi sia rafforzato dalla sfiducia che da decenni suscitano i partiti e le istituzioni rappresentative.

    Grazie per il contributo :)

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