Tutto è connesso

Il lato pubblico e politico del web. L’Economist si è chiesto se l’attivismo su Internet si può trasformare in un reale movimento politico. Mentre le prossime elezioni in Italia rendono più attuale la questione del peso della rete nella dinamica delle scelte…

Rinuncereste alla doccia quotidiana, oppure alla cioccolata o all’auto per poter contare su di una connessione in rete? Forse no. E probabilmente sempre per l’accesso a Internet non fareste nemmeno a meno dell’alcool o di una sana vita sessuale. Eppure c’è una fascia di attivisti che è pronta a rifiutare quasi tutto pur di essere sul web. È la classe di chi vive in rete. Lo riporta l’Economist, citando una ricerca di Boston Consulting. È forse solo una nota di colore, ma certo può aiutare bene a chiarire quali sono le caratteristiche di questa componente. Le domande di fondo che emergono sono comunque di peso.

Quello che l’Economist si chiede è se questa componente di attivismo su Internet si possa trasformare in un vero movimento politico, un net movement, sulla scia di quanto è per esempio successo in alcuni paesi come Svezia e Germania con i Partiti Pirata. Ma non è tutto. La questione è quanto può contare. L’Economist paragona la portata di questa componente a quello che sono stati i verdi a partire dagli anni ’60 e ’70. Di qui la citazione di Barry Commoner e della sua famosa prima legge dell’ecologia, secondo cui “tutto è collegato”, che in fondo potrebbe anche valere come regola di base del net movement. In alcune aree del mondo queste componenti hanno dato vita a vere e proprie formazioni politiche, che muovono voti e risorse con poco sforzo. Ma non sono solo veri e propri nuovi partiti la via del successo politico.
Come è stato per i verdi, gli obiettivi da raggiungere possono essere portare nelle istituzioni le proprie aspirazioni, anche se nel caso del net movement la componente libertaria-egalitaria è più spinta e quindi meno propensa alla creazione di net ministeri, al contrario di quanto è successo con i ministeri per l’ambiente dei verdi. Certo si dovrà fare i conti con tutto questo. Il net movement non necessariamente porterà programmi belli e fatti, ma sentirà di poter mettere a disposizione un intero sistema operativo.
Insomma, il lato pubblico e politico del web è quanto mai in primo piano. Anche alla luce della campagna elettorale per le prossime elezioni italiane. Il dibattito ferve in rete. Le analisi sono ovunque. Nessuno pensa di condurre una competizione che non abbia anche una componente su Twitter, sui blog e su Facebook. Ma certo corre parecchia strada da qui alle elezioni americane dove la vittoria di Obama è stata costruita anche sul web (http://news.panorama.it/esteri/campagna-elettorale-Obama-web). Sarà una campagna elettorale anche sulla rete, ma certo la vecchia cara televisione avrà il suo peso. Anche perché tutti gli italiani guardano la tv, in un modo o in un altro. Sul piccolo schermo o sul web.
Il lato pubblico della rete è anche legato a quanto il web può essere messo al servizio della democrazia, che è cosa ben diversa dal distorto dibattito sul superamento della democrazia attraverso la rete. Esperienze concrete di attivazione dell’intelligenza collettiva per la cosa pubblica sono raccontate da Alberto Cottica in Wikicrazia Reloaded. Un’idea chiara e sintetica di questa collaborazione costruttiva tra cittadini e istituzioni attraverso la rete è a disposizione su YouTube nella presentazione più breve ed efficace di Cottica. E tutto è connesso. Non sono solo parole.

Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.

Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte

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