Nell’impresa 2.0 si afferma il Chief Digital Officer

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Come suggerito sul suo blog da Raffaele Cirullo, responsabile Internal and External Media di Enel, l’esplosione di tecnologie digitali e media sociali ha spinto le aziende a dotarsi di figure professionali dedicate, spesso collocate ai livelli più alti dell’organigramma.

E’ il caso del CDO: l’acronimo che sta per Chief Digital Officer e indica una figura (che risponde talvolta al CEO, talvolta al CIO) nata negli Stati Uniti d’America col compito di coordinare e supervisionare le attività digitali dell’azienda definendo piani e strategie.

Il CDO, dunque, è uno dei ruoli aziendali del futuro? Non è detto: la News Corporation, per esempio, l’ha depennato da quasi un anno. La motivazione, non priva di fondamento, è che le competenze digitali non possono appartenere a una sola figura ma debbono essere diffuse in tutta l’organizzazione. Un po’ come l’orientamento al cliente.

Tuttavia, al di là delle singole soluzioni organizzative, la figura del CDO è in forte espansione: secondo Vala AfsharChief Customer e Marketing Officer presso Enterasys, una figura dedicata alle strategie digitali può risultare superflua se CEO e CIO possiedono già competenze e mentalità adeguate. Ma assumere un CDO all’altezza significa imprimere una direzione strategica e una visione d’insieme alle attività digitali dell’azienda, affidandosi a uno specialista capace di domare la digital disruption e fare da ponte tra il marketing tradizionale e quello contemporaneo, basato non tanto sulla trasmissioni unilaterale di messaggi quanto sulla continua costruzione di valore insieme al pubblico.

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