Google secondo l’uomo della strada

google IVSono anni che esperti e appassionati di marketing si dannano l’anima per comprendere quali fattori garantiscono visibilità sui motori di ricerca.

Ma l’utente medio che ne pensa?

L’utente comune, quello che usa Google senza porsi troppe domande, come crede che funzioni? Quale oscuro meccanismo ritiene che si celi dietro le SERP, ammesso che sappia cosa sia una SERP?

Un professionista della SEO, Danny Richman, ha svolto un sondaggio su un campione rappresentativo di mille cittadini americani. Scoprendo, tanto per gradire, che il 60% non sa che significa SEO.

I backlinks, questi sconosciuti

Quali fattori influiscono maggiormente sui risultati di ricerca? Gli intervistati, dovendo scegliere in una lista, hanno indicato nel 56% dei casi la pertinenza (coerenza coi termini cercati) e nel 49% la popolarità (numero di accessi al sito). Segue a grossa distanza il CTR (33%).

Meno di un quinto ha segnalato il tempo trascorso sulla pagina, le citazioni e le condivisioni sui social network (riguardo le quali circa il 75% sostiene di non dare peso a likes, +1 e simili).

Ma soprattutto un misero 18% ha indicato i backlinks, da sempre decisivi per stimare l’importanza di una pagina.

Google personalizza le ricerche? Davvero?

Il 64% crede che le SERP siano uguali per tutti e non sa che Google personalizza le ricerche. Il 54% ci è rimasto male e non apprezza che Big G tracci le abitudini degli utenti.

Nemmeno i risultati sponsorizzati di Google Adwords godono di grossi favori: quasi due terzi degli intervistati si dicono propensi a cliccare maggiormente sui risultati organici e circa un quinto sostiene di non aver mai cliccato una Google ad.

La consapevolezza che l’americano medio ha dei motori di ricerca, dunque, sembra scarsa; cosa accadrebbe se lo stesso sondaggio fosse proposto in Italia, dove la diffusione di internet e banda larga rimane sotto la media europea?

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2 Commenti su Google secondo l’uomo della strada

  1. Bella, questa infografica mette in luce molte “credenze” (per esempio la SERP uguale per tutti) che nel tempo hanno educato l’utente ad un uso sbagliato del web (e della ricerca).

  2. Antonio Cilardo // 15 luglio 2013 a 9:14 // Rispondi

    Hai ragione. Quelle delle SERP uguali per tutti è davvero un mito duro da sfatare ;)

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